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17/03/2005

SCHEDA/ PERCORSO IN 5 TAPPE DAGLI ESORDI ALLA FORTUNA

Ecco come si articola la mostra su Nicolò dell'Abate al Foro Boario di Modena. Ricostruiti i cicli pittorici realizzati per le rocche di Scandiano e Soragna
Cinque sezioni per raccontare gli esordi di Nicolò dell'Abate, la suggestione dei grandi maestri e l'attività tra Modena e Parma, la cultura artistica bolognese del primo Cinquecento, la fortuna italiana dell'artista e il periodo francese. E' questa l'articolazione della grande mostra 'Storie dipinte', aperta al Foro Boario di Modena dal 20 marzo al 19 giugno. Il vasto ambiente espositivo ha consentito di elaborare un progetto che prevede la ricostruzione di alcuni importanti cicli pittorici, realizzati dal pittore per le rocche di Scandiano e di Soragna e per l'edificio modenese delle Beccherie. Questi complessi pittorici, strappati o staccati tra Sette e Ottocento dagli ambienti per i quali furono realizzati, possono così essere apprezzati nella loro dimensione spaziale e narrativa. Dipinti, disegni, incisioni e testi a stampa vengono inoltre esposti in serrata alternanza, secondo un ordinamento tematico e cronologico che rispecchia gli argomenti trattati nelle diverse sezioni. Ma vediamo, in sintesi, come si articola la mostra. 1. L'arte a Modena e Reggio Emilia tra il 1510 e il 1540: gli esordi di Nicolò dell'Abate. La prima sezione analizza la cultura artistica modenese e reggiana negli anni della formazione di Nicolò dell'Abate, una cultura segnata dalla presenza del grande scultore Antonio Begarelli precocemente influenzato dalla lezione di Raffaello, al pari di un altro modenese, Pellegrino Munari. Anche in artisti come Filippo da Verona e Gian Gherardo dalle Catene si colgono riflessi di Raffaello, variamente combinati con elementi della cultura veneta, suggestioni nordiche ed elementi della cultura ferrarese di Dosso Dossi e del Garofalo. 2. La suggestione dei grandi maestri e l'attività degli anni Quaranta del Cinquecento tra Modena e Parma. Il linguaggio figurativo di Nicolò dell'Abate si nutre della lezione dei grandi maestri del primo Cinquecento, da Raffaello - i cui modelli furono precocemente diffusi in Italia settentrionale da allievi come Giulio Romano e incisori come Marcantonio Raimondi e Giulio Bonasone - a Correggio, Parmigianino e Pordenone. I testi a stampa, spesso splendidamente illustrati, del Rinascimento maturo suscitano cicli di pittura murale dedicati all'Eneide, alle fatiche di Ercole e alla Guerra di Modena. 3. Nicolò dell'Abate e la cultura artistica bolognese del quinto decennio del Cinquecento. Gli ultimi anni del periodo italiano di Nicolò dell'Abate gravitano su Bologna, dove l'artista frequenta un ambiente ricco di stimoli nel confronto con personalità come Girolamo da Carpi, Girolamo da Treviso e Bagnacavallo Junior. Le famiglie più in vista della città gli affidano l'esecuzione di importanti cicli decorativi, solo in parte conservati, a Palazzo Torfanini e a Palazzo Poggi. La sua lezione, soprattutto nel campo del paesaggio e del ritratto, lascerà segni evidenti nella produzione di artisti quali Lavinia Fontana e Bartolomeo Passerotti. 4. La fortuna di Nicolò dell'Abate in Italia. La sezione è dedicata all'influsso esercitato da Nicolò dell'Abate nella pittura emiliana a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Una fortuna legata ad alcuni temi, quali il paesaggio e le scene galanti con banchetti e concerti e connessa a nomi di artisti importanti come Scarsellino, Mastelletta, Guercino e Donato Creti. Numerose e spesso di qualità anche le copie antiche da opere del pittore modenese. Travagliate, invece, le vicende conservative dei suoi cicli pittorici, in parte perduti, in parte giunti a noi in precarie condizioni. 5. Il periodo francese di Nicolò e la Scuola di Fontainebleau. In ventennio francese fu caratterizzato dal rapporto dialettico con Francesco Primaticcio, l'artista di origine bolognese del quale vengono presentati in mostra alcuni importanti disegni, che chiamò Nicolò in Francia per affiancarlo nelle grandi imprese decorative che egli dirigeva a Parigi e a Fontainebleau. La sezione passa in rassegna la produzione superstite di Nicolò dell'Abate in Francia, testimoniata da alcuni dipinti e da numerosi disegni autografi, provenienti in gran parte dal Museo del Louvre.

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