L'assessore Maletti risponde ad un'interrogazione di Caropreso (Indipendente)
“A Modena operano circa 130 mediatori culturali, organizzati in due cooperative e provengono da 46 nazionalità diverse, europee, che svolgono le proprie funzioni presso i servizi sanitari, sociali e scolastici, il centro per l’impiego, l’anagrafe, diversi sportelli di segretariato sociale. Alcuni di questi mediatori fanno riferimento ad aree linguistiche mirate o devono conoscere dialetti specifici di alcune zone. Inoltre, per particolari aree linguistiche, professionisti che lavorano sul nostro territorio prestano un aiuto volontario ai servizi svolgendo il ruolo di mediatori interculturali medici, ingegneri e altri professionisti con specifiche conoscenze. Compito dei mediatori, definito da una delibera della giunta regionale del 2004, è quello di accompagnare la relazione tra immigrati e contesto di riferimento, favorendo la rimozione delle barriere linguistico-culturali, la conoscenza e la valorizzazione delle culture di appartenenza, nonché l’accesso a servizi pubblici e privati, oltre che di assistere le strutture di servizio nel processo di adeguamento delle prestazioni offerte all’utenza immigrata. In questa fase i centri di formazione professionale hanno avviato alcuni corsi per la formazione dei mediatori col rilascio dell’apposito titolo abilitativo alla professione e la Regione sta definendo i criteri e le modalità per l’acquisizione del titolo da parte di chi sta già svolgendo questa professione”.
Lo ha ricordato nel corso del orso del Consiglio comunale l’assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti, rispondendo ad un’interrogazione con cui Achille Caropreso (Indipendente) chiedeva quanti fossero i mediatori culturali che attualmente operano nell’ambito del territorio del comune di Modena, “da quali Stati provengono e, soprattutto, quali sono nello specifico i loro compiti e funzioni”.
L’interrogazione di Caropreso partiva dalla considerazione che “è presumibile che il Parlamento voti la riforma della legge per l’ acquisto della cittadinanza italiana, portando da dieci a cinque anni di residenza nel nostro Paese il limite minimo per godere del passaporto italiano. Per ottenere la cittadinanza italiana sarà necessaria anche la conoscenza della lingua e della cultura italiane, il tutto ‘consacrato’ dal giuramento di fedeltà ai principi costituzionali della Repubblica. Si renderà necessario impartire non solo corsi di lingua italiana ma, soprattutto, incentivare la conoscenza della cultura del nostro Paese, cultura intesa nel senso più lato del termine, in senso antropologico per intenderci. Sarà pertanto inevitabile – ha aggiunto Caropreso - incoraggiare i cittadini extracomunitari ad effettuare un raffronto – certamente non facile - tra i valori fondamentali della nostra Costituzione ed i principi cui sinora si sono conformati in quanto persone provenenti da Stati i cui valori fondanti non sempre coincidono con quelli del nostro Paese”. Per questi motivi, quindi, Caropreso chiedeva informazioni sul ruolo “quanto mai rilevante potrebbe essere svolto dai mediatori culturali”.
L’assessore ha sottolineato che “la figura del mediatore culturale è nata negli anni sulla base di precise esigenze legate a forme di facilitazione della comunicazione tra il mondo dei servizi e le comunità immigrate o nello specifico il singolo utente. In particolare si erano evidenziate difficoltà importanti legate alla non certezza della comprensione delle informazioni date. Questo aspetto, soprattutto a fronte di problemi importanti e rilevanti , creava inquietudine e difficoltà.
L’aspetto interessante era che le stesse difficoltà e preoccupazioni, anche se su piani diversi, erano espresse sia dagli operatori, sia dagli utenti. I primi mediatori culturali sono stati i punti di riferimento delle comunità, persone con una buona padronanza della lingua italiana e della cultura del paese di origine che spesso si rendevano disponibili come volontari ad agevolare le comunicazioni. Negli anni, questa figura si è sempre più delineata e nel 2004 la Regione Emilia Romagna , con la delibera della Giunta regionale 1576/04, ha istituito formalmente la figura professionale del mediatore interculturale”. Francesca Maletti ha sottolineato che i mediatori culturali garantiscono “conoscenza dei fenomeni e delle dinamiche migratorie, conoscenza parlata e scritta della lingua di provenienza e della lingua italiana, conoscenza dei modelli e delle strutture dei servizi pubblici, delle norme e leggi nazionali, regionali e comunitarie sui diritti e doveri dei cittadini immigrati, delle tecniche e strumenti di base della comunicazione e gestione dei colloqui, più diverse altre. Una delle capacità significative chieste al mediatore interculturale – ha messo in evidenza l’assessore - è quella di garantire equidistanza e di non manipolare la comunicazione”.
Secondo l’assessore, inoltre, “il mediatore interculturale si potrebbe anche definire come una figura professionale che promuove, attraverso il proprio lavoro, una importante forma quotidiana di educazione permanente e di ‘alfabetizzazione sociale’, una figura che, se ben preparata, può creare le condizioni affinché nascano rapporti di effettiva conoscenza e rispetto reciproco tra i cittadini stranieri e la società organizzata in cui vivono. Questo soprattutto per i cittadini appena arrivati sul territorio.
Sul tema dell’integrazione – ha concluso – vorrei sottolineare come, oltre alla figura del mediatore, andrebbero valorizzate anche le altre espressioni delle comunità straniere, dai leaders informali alle associazioni, rappresentanze che, insieme alla Consulta dei cittadini stranieri, hanno svolto in questi anni un ruolo molto importante consentendo di affrontare insieme alle istituzioni e ai servizi diverse problematiche emergenti, dalla mediazione dei conflitti alla corresponsabiltià rispetto alla qualità del tessuto sociale in cui tutti noi viviamo”.
In fase di replica Caropreso ha convenuto con l’assessore sulla necessità di “una collaborazione a più voci. La scuola ha quindi un compito principale. Mi ritengo perciò soddisfatto perché nella parte terminale della risposta lei ha fatto riferimento alla necessità di un salto di qualità da parte della figura del mediatore culturale – ha detto rivolto all’assessore – E’ solo così, infatti, che il mediatore culturale può essere tale e non solo un mediatore di tipo socio-culturale”.
Lo ha ricordato nel corso del orso del Consiglio comunale l’assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti, rispondendo ad un’interrogazione con cui Achille Caropreso (Indipendente) chiedeva quanti fossero i mediatori culturali che attualmente operano nell’ambito del territorio del comune di Modena, “da quali Stati provengono e, soprattutto, quali sono nello specifico i loro compiti e funzioni”.
L’interrogazione di Caropreso partiva dalla considerazione che “è presumibile che il Parlamento voti la riforma della legge per l’ acquisto della cittadinanza italiana, portando da dieci a cinque anni di residenza nel nostro Paese il limite minimo per godere del passaporto italiano. Per ottenere la cittadinanza italiana sarà necessaria anche la conoscenza della lingua e della cultura italiane, il tutto ‘consacrato’ dal giuramento di fedeltà ai principi costituzionali della Repubblica. Si renderà necessario impartire non solo corsi di lingua italiana ma, soprattutto, incentivare la conoscenza della cultura del nostro Paese, cultura intesa nel senso più lato del termine, in senso antropologico per intenderci. Sarà pertanto inevitabile – ha aggiunto Caropreso - incoraggiare i cittadini extracomunitari ad effettuare un raffronto – certamente non facile - tra i valori fondamentali della nostra Costituzione ed i principi cui sinora si sono conformati in quanto persone provenenti da Stati i cui valori fondanti non sempre coincidono con quelli del nostro Paese”. Per questi motivi, quindi, Caropreso chiedeva informazioni sul ruolo “quanto mai rilevante potrebbe essere svolto dai mediatori culturali”.
L’assessore ha sottolineato che “la figura del mediatore culturale è nata negli anni sulla base di precise esigenze legate a forme di facilitazione della comunicazione tra il mondo dei servizi e le comunità immigrate o nello specifico il singolo utente. In particolare si erano evidenziate difficoltà importanti legate alla non certezza della comprensione delle informazioni date. Questo aspetto, soprattutto a fronte di problemi importanti e rilevanti , creava inquietudine e difficoltà.
L’aspetto interessante era che le stesse difficoltà e preoccupazioni, anche se su piani diversi, erano espresse sia dagli operatori, sia dagli utenti. I primi mediatori culturali sono stati i punti di riferimento delle comunità, persone con una buona padronanza della lingua italiana e della cultura del paese di origine che spesso si rendevano disponibili come volontari ad agevolare le comunicazioni. Negli anni, questa figura si è sempre più delineata e nel 2004 la Regione Emilia Romagna , con la delibera della Giunta regionale 1576/04, ha istituito formalmente la figura professionale del mediatore interculturale”. Francesca Maletti ha sottolineato che i mediatori culturali garantiscono “conoscenza dei fenomeni e delle dinamiche migratorie, conoscenza parlata e scritta della lingua di provenienza e della lingua italiana, conoscenza dei modelli e delle strutture dei servizi pubblici, delle norme e leggi nazionali, regionali e comunitarie sui diritti e doveri dei cittadini immigrati, delle tecniche e strumenti di base della comunicazione e gestione dei colloqui, più diverse altre. Una delle capacità significative chieste al mediatore interculturale – ha messo in evidenza l’assessore - è quella di garantire equidistanza e di non manipolare la comunicazione”.
Secondo l’assessore, inoltre, “il mediatore interculturale si potrebbe anche definire come una figura professionale che promuove, attraverso il proprio lavoro, una importante forma quotidiana di educazione permanente e di ‘alfabetizzazione sociale’, una figura che, se ben preparata, può creare le condizioni affinché nascano rapporti di effettiva conoscenza e rispetto reciproco tra i cittadini stranieri e la società organizzata in cui vivono. Questo soprattutto per i cittadini appena arrivati sul territorio.
Sul tema dell’integrazione – ha concluso – vorrei sottolineare come, oltre alla figura del mediatore, andrebbero valorizzate anche le altre espressioni delle comunità straniere, dai leaders informali alle associazioni, rappresentanze che, insieme alla Consulta dei cittadini stranieri, hanno svolto in questi anni un ruolo molto importante consentendo di affrontare insieme alle istituzioni e ai servizi diverse problematiche emergenti, dalla mediazione dei conflitti alla corresponsabiltià rispetto alla qualità del tessuto sociale in cui tutti noi viviamo”.
In fase di replica Caropreso ha convenuto con l’assessore sulla necessità di “una collaborazione a più voci. La scuola ha quindi un compito principale. Mi ritengo perciò soddisfatto perché nella parte terminale della risposta lei ha fatto riferimento alla necessità di un salto di qualità da parte della figura del mediatore culturale – ha detto rivolto all’assessore – E’ solo così, infatti, che il mediatore culturale può essere tale e non solo un mediatore di tipo socio-culturale”.
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