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23/01/2007

NUOVO SIGONIO E UNA SCUOLA ELEMENTARE NELLA SEDE STORICA

E' la proposta formulata dalla Giunta durante il dibattito consiliare di lunedì.



L’Istituto C. Sigonio sarà spostato nell’area Cittadella, in una struttura più consona alle esigenze di una scuola superiore che conta ormai 800 studenti e un centinaio tra insegnanti e personale ausiliario, un nuovo edificio che dovrà tener conto anche della presenza di diversi disabili e che dovrà essere dotato di tutti i servizi scolastici necessari ad una scuola di tali dimensioni. All’interno del comparto di via Saragozza rimarrà una funzione pubblica: l’ipotesi su cui si sta ragionando è di collocarci una scuola primaria a tre corsi che rispetterebbe la vocazione pedagogica dell’edificio e andrebbe ad aggiungersi a nido e scuola d’infanzia che già esistono nel comparto, completando il polo scolastico. La restante parte del comparto, quella non occupata dalla scuola elementare, potrà invece essere alienata e permettere di introitare i fondi necessari tra l’altro alla costruzione del nuovo edificio per il Sigonio. Questo, in estrema sintesi, la proposta della Giunta comunale emersa nel dibattito scaturito dall’interrogazione del consigliere Baldo Flori (Modena a Colori) trasformata in interpellanza. In aula, ad assistere al lungo ed animato dibattito, anche gli insegnanti e la preside dell’Istituto Carlo Sigonio. In particolare Flori aveva chiesto: “Perché la Giunta comunale ha deciso di sfrattare l’istituto Sigonio, di venderne la sede storica di via Saragozza e di trasferirlo in altra parte della città”. Nella presentazione il consigliere parla di “logiche di carattere speculativo”; critica l’atteggiamento di chiusura nei confronti delle istanze dell’Istituto e definisce la comunicazione della Giunta “scorretta e insinuante” mentre dall’altra parte pone in risalto “l’atteggiamento responsabile e coerente del Consiglio di Istituto”.
L’assessore all’Istruzione Adriana Querzè, che risponde all’interrogazione, liquida “il fantasma della speculazione immobiliare” asserendo invece “lo sforzo straordinario di autofinanziamento compiuto dal Comune in materia di edilizia scolastica, visto che in questo campo i trasferimenti statali sono fino ad oggi inesistenti”. Inoltre ricorda la legge 23/1996 che sancisce il trasferimento delle scuole superiori dai Comuni alla Provincia e l’impegno assunto dieci anni fa dal Comune di ristrutturare l’edificio. “In dieci anni pero molte condizioni sono cambiate; la prima – osserva l’assessore – è che gli studenti del Sigonio sono notevolmente aumentati e questo ha reso sottodimensionata una sede che dieci anni fa non lo era. In base al decreto interministeriale sull’edilizia scolastica del ’75, a cui deve adeguarsi ogni ristrutturazione e edificazione di scuola, il Sigonio ristrutturato avrebbe quasi il cinquanta per cento delle aule sottodimensionate, mancherebbe di 600 mq per le palestre e di 300 mq per i laboratori. Non vogliamo spendere 12 milioni di euro per arrivare ad avere una scuola in queste condizioni, che sono quelle in cui si trovano altri istituti superiori su cui oggi la Provincia deve intervenire con ampliamenti. La seconda questione è riferita alla vera e propria emergenza sull’edilizia scolastica: la Provincia sta ampliando scuole per accogliere flussi di iscrizione assolutamente ingovernabili da un anno all’altro. Questi due elementi hanno portato alla decisione di costruire un nuovo Sigonio vicino ad altre scuole superiori, in modo da poter ottimizzare l’uso degli edifici come richiesto dall’accordo stipulato tra Provincia e Comune; una volta realizzato il nuovo edificio sarà infatti ceduto alla Provincia”. Ma quella di collocare il nuovo Sigonio in Cittadella non è stata la prima possibilità percorsa dall’amministrazione: “Abbiamo prima proposto il polo Leonardo, poi il polo Corassori – spiega la Querzè, entrambi scartati per la contrarietà della dirigenza, ed infine quella dell’area della Cittadella, perseguita perché pareva accettabile dalla dirigenza anche se comportava per il Comune la necessità di modificare il Piano di edilizia scolastica. Quindi la dirigenza scolastica non ha condiviso questa scelta ma ne è stata informata già dal marzo scorso. Il dibattito attualmente aperto, riguarda pertanto la destinazione d’uso dell’edificio e le ripercussioni del suo trasferimento sul centro storico”. L’assessore all’istruzione ha quindi illustrato i vantaggi della proposta, “nata dall’ascolto responsabile del dibattito di queste settimane”, di collocare nell’edificio di via Saragozza una scuola elementare destinata ad ospitare 350 alunni e 25 insegnanti: “che consentirebbe di mantenervi una funzione pubblica specificamente scolastica, di creare un polo scolastico, di ristrutturare l’edificio su viale Muratori oggi occupato da una elementare e una media per metterlo a completa disposizione della scuola media; di lasciare non edificata un’area della città prossima al centro e di costruire una nuova scuola superiore adeguata alle esigenze degli studenti. Una proposta – ha concluso – che come il progetto per la costruzione del nuovo Sigonio sarà discusso con le scuole e con tutti i soggetti coinvolti”
A parere del consigliere Michele Barcaiuolo (An), che apre il dibattito consiliare, “qualcosa non torna, rimane aperto il discorso sull’identità della scuola e l’impegno preso dieci anni fa di ristrutturare la scuola e tenersi l’Istituto in questione, tra l’altro è impossibile dire quante saranno le iscrizioni in futuro. Questa Giunta ha voluto caratterizzarsi più di altre sulla partecipazione e poi ci mette davanti ad una situazione in cui bay-passa la volontà del Consiglio d’Istituto che si esprime contro il trasferimento della scuola”.

Per Achille Caropreso (Indipendente) “c’è stato qualche errore di valutazione, ma se qualcosa è stato nascosto, è stato nei confronti dei consiglieri e non degli organi scolastici. Non penso comunque a dietrologie”. Secondo Caropreso va valutata fino in fondo l’eventualità di mantenere in loco il Sigonio, “anche in considerazione del fatto che nella passata legislatura uno dei punti di riferimento per la rinascita del centro storico era proprio questo”. Anche per Olga Vecchi (Forza Italia) l’amministrazione ha il dovere di studiare a fondo la situazione a fronte della raccolta di firme e delle sollecitazioni da parte di insegnanti, studenti e residenti. La consigliera, inoltre, indica anche una contraddizione tra lo sforzo di rivitalizzazione dell’area Saragozza e lo spostamento della scuola.
Secondo William Garagnani (Ds) vanno tenute in considerazione sia le ragioni economiche dell’amministrazione che quelle emotive e “dei valori rappresentati dalla storia della città. Ci troviamo quindi di fronte a due verità assolute – spiega - da un lato quella dell’assessore e dall’altro quella di chi utilizza questo edificio. Al di là del dramma formale, ci sono cose importati che vanno capite, ecco perché invito la Giunta a dire che si sospenda il progetto e si inizi un dialogo. Diamoci il tempo che serve e poi prevalga la scelta migliore”.
Per Giancarlo Montorsi (Prc) “sul piatto c’è la necessità di garantire una didattica adeguata alle normative attuali, cogliendo l’occasione per dare un futuro senza dover mettere delle pezze tra qualche anno”. L’idea che alla base ci sia una speculazione immobiliare sorprende il consigliere, che invita invece a valutare la complessità dei motivi che hanno portato alla scelta: “Si può essere o meno d’accordo sulla scelta dell’amministrazione, ma la speculazione non c’è – dichiara - La proposta è di portare una scuola elementare e riutilizzare la scuola proprio perché lì sono stati spesi soldi per la riqualificazione, evitando di buttare al vento quelle risorse e mettendo a valore quell’investimento. Chiedo quindi agli insegnanti di capire il ruolo che ha un’amministrazione che governa una città, per portare a sintesi una rete di problemi”.
Antonio Maienza si definisce “perplesso” di fronte alla scelta, ma sottolinea che “in maggioranza abbiamo discusso molto e abbiamo individuato una soluzione eventuale che io condivido. Qualunque sarà la soluzione, dovrà essere condivisa e partecipata, nell’interesse di tutta la città”.
Antonio Marino, assessore al Patrimonio, dichiara di trovare “curioso che Flori dica di aver appreso con sorpresa lo sfratto del Sigonio. Siamo invece di fronte ad un’ipotesi di una nuova scuola, collocata a 250 metri dalla stazione delle corriere, in un contesto in cui ci sono già il Muratori e il Barozzi, con la possibilità di interscambiabilità di classi. Il 40% degli studenti del Sigonio oggi non si trova nella sede storica, ma in un’altra sede con l’affitto pagato dall’amministrazione. Ecco perché trovo curiosa la parola “sorpresa”, quando da tempo ci si chiede di risparmiare sui costi. E’ giusto che un’amministrazione comunale individui un’alternativa che colga le nuove esigenze. Quanto alla speculazione edilizia, sottolineo che niente è stato ancora venduto, ma dico anche che in questa città abbiamo alienato con l’autorizzazione della Sovrintendenza le Scuole S.Agnese e altri beni della città. Non si viola alcuna legge. Non è speculazione, ma valorizzazione patrimoniale, utilizzata anche da enti in cui non governa il centro sinistra. E’ una scelta gestionale che valorizza la città, indicando cosa possa essere alienato per finanziare nuove strutture di servizio”. L’assessore dichiara che “è probabile che qualche difetto di comunicazione ci sia stato, ma a partire da giugno del 2006 ci sono stati moltissimi incontri pubblici, quindi non vorrei invece che ci fosse un difetto di ascolto”. Sottolineando la prospettiva di un eventuale ristrutturazione, che porterebbe però ad un intervento non in linea con le norme dell’edilizia scolastica, Marino aggiunge infine di “avere rispetto per la posizione di insegnanti e studenti, ma la discussione va portata nell’alveo di norme e temi finanziari”.
Secondo Mauro Tesauro (Verdi) il tema è molto complesso e chiama in causa la valorizzazione del centro storico, le funzioni dello stabile, la salvaguardia architettonica e anche la componente affettiva, un quadro che – secondo il consigliere – “avrebbe richiesto, con l’ausilio finanziario di mamma Fondazione, uno sforzo progettuale per mantenere lì il Sigonio. Per questo motivo la proposta di Garagnani, cioè di fermarsi a ragionare, è da prendere in considerazione, provando a trovare una soluzione non imposta, un ragionamento a partire dai numeri. Ci vuole una moratoria. La proposta di una scuola nuova in quel luogo, non è che ci gratifichi più di tanto. E’ un obiettivo minimo invalicabile, cioè di salvaguardare l’unità storico architettonica proseguendo nell’opera di recupero filologico della struttura, senza vendite e frazionamenti, mantenendo quindi la proprietà dei muri e la funzione di quello che per noi è un bene pubblico e che tale dovrà restare”.
Il punto fermo di tutta la questione, secondo il parere dell’assessore alla Cultura Mario Lugli, è “trovare la migliore soluzione per l’attività didattica, per gli studenti e gli insegnanti. E’ inutile parlare di speculazione edilizia, o immobiliare, o arrivare a radicalismi del tipo che il centro muore se la scuola va via, in questo modo diventa difficile fare un dibattito sereno. Una delle soluzioni individuate è stata la creazione di una nuova scuola, che è una risposta alta, significa ripensare ex novo gli spazi per rispondere alle esigenze didattiche. Come è stata data una risposta eccellente in molte nuove strutture, anche in questo caso si troverà una soluzione ideale, trovando un luogo adatto per studi come quelli pedagogici che hanno grande rilevanza in una città come la nostra”.
Anche per l’assessore alle Infrastrutture Daniele Sitta “è prevalsa l’esigenza della polemica politica, con il rammarico comprensibile di chi ha lavorato per anni in quella scuola; però dispiace che prevalga rispetto ad una razionale analisi dei bisogni di chi studierà al Sigonio in futuro, che vale almeno quanto il sentimento di chi usa temporaneamente l’attuale struttura”. Per Sitta sarebbe “irresponsabile spendere 12 milioni di euro con la certezza di non essere dentro gli standard, perciò la proposta di collocamento in un altro polo scolastico è ineludibile e tiene conto di mantenere una collocazione in correlazione con il centro storico”.
Sergio Celloni (Udc) richiama invece l’esigenza di mantenere il Sigonio nella sede storica: “I centri storici per essere di richiamo devono avere strutture pulsanti, e che cosa c’è di più pulsante di una scuola? Io starei più attento a vendere ciò che è di proprietà della città”.
Sergio Rusticali (Sdi) ricorda che “quando si cita impropriamente la speculazione, si offende la città. Nessuno ha pensato, nell’ambito della scelta di una nuova sede, di utilizzare risorse in maniera speculativa. Si è puntato all’efficacia, sia per la didattica che per la collocazione. Se si andrà alla scelta individuata, cosa se ne farà della vecchia sede? La riposta è in termini non speculativi, cioè per gradualità si mantiene la funzione pubblica, conservando una struttura pubblica storica, con un uso compatibile, ma trovando soluzioni nel complesso di un’idea di potenziamento dell’edilizia scolastica”.
Critico invece Dante Mazzi (Forza Italia), secondo cui “l’assessore parla di illazioni, ma le illazioni nascono quando c’è una carenza di comunicazione. Io ho rispetto delle istituzioni, ma le istituzioni non hanno rispetto del Consiglio, tanto che oggi il dibattito nasce da un’interrogazione di Flori, quando invece questo dibattito sarebbe dovuto iniziare prima parlando a tutti i consiglieri dei progetti dell’amministrazione”. Il consigliere sottolinea che solo in sala consiliare è venuto a conoscenza del protocollo tra Comune e Provincia e ha dichiarato che la disponibilità finanziaria della Provincia rispetto al Sigonio – citata dall’assessore – non è presente nel Bilancio provinciale: “Si parlava di vendita e, con il ricavato, di acquisire la nuova sede. Di tutto questo il Consiglio è stato tenuto all’oscuro. E poi si parla di bilancio partecipativo. E’ la dimostrazione ulteriore che passa tutto solo nelle segreterie di partito e qualche volta, forse, nelle giunte”.
Giuseppe Campana (Ds), richiama il motto latino “Pacta sunt servanda”, cioè la necessità di mantenere i patti, sottolineando che “non si osservano solo per gravi ragioni e nel caso del Sigonio c’erano ragioni serie, finanziarie”. Il consigliere dei Ds invita alla “saggezza civica, che però entra in urto con la logica nobile dei bilanci, perciò bisogna capire in che modo farle convivere. Deve prevalere una logica politica disponibile a modificare la propria posizione di fronte a protagonisti che manifestano perplessità, non è un segno di debolezza del governo della città. Se si ha la volontà politica, si può dare spazio a immaginazione e progettualità per nuove soluzioni, ad esempio valutando la possibilità di utilizzare edifici nelle vicinanze del Sigonio in centro storico”.
Michele Andreana, capogruppo dei Ds, rimarca che “c’è un sostanziale modifica del quadro in cui l’amministrazione intende muoversi, ascoltando le ragioni di chi si oppone al progetto di spostare il Sigonio. Si è fugato anche il problema dell’eventuale speculazione e ora rimane da capire se la destinazione d’uso debba rimanere quella del Sigonio, o se proseguire nella direzione di mettersi intorno ad un tavolo per ragionare”. Andreana concorda anche con l’invito al dialogo, ma invita a non scordare gli elementi di vincolo, evidenziano il fatto che ”il rischio, se non si porta a sintesi in tempi rapidi, è che si slitti ulteriormente. Bisogna tenere insieme qualità dell’investimento e altri parametri di qualità. Quello delle risorse – conclude - è un tema a cui non si può sfuggire. Se la discussione rimane aperta all’infinito, si deve bloccare il resto della razionalizzazione delle scelte relative all’edilizia scolastica? Metterei quindi nel conto gli elementi di forza, ma anche i rischi di una non-decisione”.
Spetta al sindaco Giorgio Pighi il compito di tirare le fila del dibattito su un tema “che – dice il sindaco - ha appassionato l’intera città”. Un dibattito che lo stesso Pighi valuta positivamente “per l’intrinseco carattere di confronto che ha comportato”. “Funzionalità e costi – precisa Pighi - sono gli elementi che possono interferire sulla decisione di mantenere una destinazione storica dell’edificio. Il nodo è su questo fronte. Ho apprezzato lo sforzo venuto da tanti interventi, a favore e contrari, abbiamo sentito una vera dialettica. Nel bilancio dell’anno prossimo sono inseriti solo i costi del progetto. La discussione ha portato nuove prospettive e nuove ipotesi, sono d’accordo che si parli con chiarezza di destinazione pubblica, argomento che da sè fugge qualsiasi idea di speculazione edilizia, ma occorre anche tener conto che la cifra stanziata per il Sigonio va ad impiegare il 15% del Piano degli Investimenti di un anno, una cifra importante che richiede il confronto senza però dimenticare che compito di chi governa è trovare delle soluzioni che rispondono alle esigenze e ai costi”.
Anche Flori si dichiara soddisfatto del dibattito scaturito dall’interpellanza “a cui hanno partecipato ben quattro assessori”. “Molti – afferma - hanno fatto appello all’esigenza di cancellare il termine ‘speculazione’, non ho fatto considerazioni malevoli, ho solo detto che sono cambiate le idee del Comune rispetto a quella zona evidentemente perché il Comune vuole realizzare un suo tornaconto sulla scia della valorizzazione della zona di Porta Saragozza. Sono comunque cambiati i termini, mentre prima si pensava di alienare tutto l’edificio, ora sento che si parla di alienarne solo una parte. Per quanto riguarda invece la faccenda dei dieci anni, ricordo che l’assessore ai lavori Pubblici allora in carica, lo scorso anno in questo Consiglio comunale aveva dichiarato che la ristrutturazione sarebbe andata avanti. Infine non mi convince per nulla la proposta uscita fuori, frutto di una mediazione all’interno della Giunta”.
In conclusione di dibattito riprende la parola l’assessore Querzè: per sottolineare il valore dell’accordo tra Comune e Provincia e precisare che “in bilancio abbiamo lasciato aperto entrambe le possibilità: la costruzione ex novo delle scuole medie e invece lo spostamento delle elementari nel comparto di via Saragozza. Ma avanza un dubbio: siamo sicuri che vada bene ascoltare chi chiede deroghe alle leggi? L’amministrazione comunale ha fatto dei passi, ha cambiato la sua posizione iniziale adesso mi aspetto un contributo da parte della Circoscrizione e dell’Istituto su come potrà essere utilizzato quell’edificio.”

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