Tutti gli interventi dei consiglieri nel corso della seduta del 22 febbraio
Sono stati in tutto 26, seguiti dalle repliche dell’assessore al Bilancio Francesco Raphael Frieri e dalle dichiarazioni di voto, gli interventi dei Consiglieri comunali nella seduta di ieri sera, nella quale dopo 7 ore di dibattito il Consiglio Comunale di Modena ha approvato il bilancio di previsione 2007- 2009. Il dibattito sull’approvazione del bilancio pluriennale si è aperto con l’intervento dell’assessore alle Politiche Sociali Francesca Maletti, che ha sottolineato come il bilancio sia caratterizzato da aumento di servizi nel welfare, in particolare per anziani, evidenziando anche che “le richieste per i servizi relativi agli anziani sono frutto di accordi con i sindacati confederali e autonomi”. Ha quindi citato l’apertura della struttura Guicciardini con 60 posti di residenza socio sanitaria, 50 posti di casa protetta e 10 di centro diurno specialistico per demenze e altro. L’assessore, in riferimento ai 114 emendamenti presentati dal consigliere della Lega Nord Mauro Manfredini, ha spiegato che la loro approvazione significherebbe “calare personale, utenze, spese di appalto per togliere una serie di politiche di accoglienza, ma anche una serie di politiche di integrazione che coinvolgono, tra gli altri, anche Porta Aperta. Si andrebbe ad incidere anche sull’area adulti e detenuti, sulle unità di strada per la lotta all’Aids, rifugiati, lotta alla prostituzione, progetti della Consulta degli Stranieri, tutte attività, insomma, che non sono assistenziali, ma anche servizi di prima accoglienza e di integrazione. Vuol dire perciò aumentare il senso di sicurezza dei cittadini e aumentare il controllo del territorio. Chiedo quindi al consiglio di non votare favorevolmente”.
Dante Mazzi (Forza Italia) ha preso la parola per sollevare un problema relativo alla delibera con cui si definisce la Tarsu, sottolineando l’incompleta documentazione a corredo: “Il piano finanziario di Hera a corredo della delibera è sintetico e non scende nei dettagli di singoli parametri come invece richiederebbero le norme in vigore. Io vorrei le motivazioni addotte da Hera nel proprio piano finanziario, non una sintesi dell’assessorato. Se nella delibera si fa riferimento all’articolo 8 del dpr 158/99, allora mancano dei documenti. In caso contrario, non si doveva fare riferimento a questo articolo. Perché se questa è la pezza d’appoggio per giustificare l’aumento, dico che non è sufficiente. E’ perciò una delibera che deve essere ritirata oppure presentata con modifiche sostanziali, perché non è una questione di forma”.
L’assessore alle Politiche ambientali Giovani Franco Orlando ha risposto che “la questione avanzata da Mazzi non si pone, né nella forma, né nella sostanza. La delibera è valida a tutti gli effetti, completa e verrà messa in discussione”.
Fausto Cigni (Ds) ha sottolineato che “il bilancio è positivo”, inquadrando poi il ragionamento nel contesto di “difficoltà legate alla situazione del paese”. Cigni ha poi precisato che, a partire da una situazione in cui i servizi sono “già medio-alti”, per mantenere questo livello “o si aumentano le tariffe dei servizi, che per molti aspetti non è sostenibile, oppure si mantengono basse le tariffe e il finanziamento è a carico della collettività. E io confermo questo orientamento”. Quanto alle critiche di Cna e Confindustria sull’ipotesi di bilancio, Cigni ha dichiarato: “Mi dovreste spiegare dove si trovano le risorse per il mantenimento di quello che gli stessi sindacati stanno chiedendo”.
E’ stata quindi la volta di Achille Caropreso (Indipendente), secondo cui “i servizi a domanda (asili nido, scuole materne, case protette ecc…) costituiscono il fiore all’occhiello della politica sociale del nostro Comune. I costi, però, che la collettività deve sostenere per la gestione di tali strutture diventano sempre meno sostenibili; si rende perciò necessario un diverso e, soprattutto, nuovo rapporto tra Comune, movimento cooperativo e privati per rendere meno onerosa la gestione dei servizi, particolarmente delle case protette. In sintesi: i privati devono osare di più, ma l’ Amministrazione comunale deve operare per favorire l’ ingresso degli stessi sul mercato”.
Anche Mauro Tesauro (Verdi) ha sottolineato la riduzione dei trasferimenti statali “a fronte di un dato contabile ereditato dal precedente governo”, evidenziando che è necessario uno sforzo per “risanare con gradualità i conti pubblici sulla via di un federalismo fiscale che auspichiamo responsabile. Apprezziamo quindi gli sforzi di questa giunta che per far quadrare i conti e per un livello adeguato di servizi”. Il consigliere dei Verdi ha poi chiesto “oculatezza e saggezza nella dismissione e valorizzazione dei beni” e attenzione ai temi ambientali, ribadendo che la raccolta differenziata deve essere ”una scelta chiara e predominante, con isole ecologiche anche itineranti, cassonetti nuovi, nella logica di una tariffa puntuale”.
Ivo Esposito (Forza Italia) ha criticato l’amministrazione sottolineando che “parlate di partecipazione, salvo dimenticarvi i sindacati nella redazione del bilancio. Bisogna ridurre i costi gestionali, razionalizzare e lottare contro l’evasione fiscale. Va bene la raccolta differenziata – ha aggiunto - ma per incentivarla bisogna dare un segnale positivo, non aumentare la tariffa”. Secondo Eugenia Rossi (Ds) “se il Comune di Modena dà dei servizi in modo qualificato, è chiaro che ha bisogno di esigere. Quindi è una posizione scomoda, ma normale, tenendo conto poi che il ritocco delle tariffe non copre nemmeno l’aumento inflativo”. Per Alberto Caldana (Margherita) “si deve guardare con attenzione alle scelte del governo nazionale e su questo essere coerenti su realtà modenese, ad esempio sulle liberalizzazioni. Su questo si dovrà aprire una discussione importante per qualificare la discussione del consiglio. Non possiamo essere per le liberalizzazioni a Roma e non a Modena. E’ un tema che riguarda tutti gli aspetti dell’azione amministrativa, quindi su questo va aperta una discussione”.
Per Caldana, inoltre, “a metà del mandato rimangono ancora delle cose da fare. Un punto centrale delle politiche di Modena dovrà essere il tema delle politiche familiari, sostenendo i compiti che la famiglia si assume, tenendo quindi conto della composizione e numero dei componenti al momento della determinazione di tasse e tariffe. Un secondo tema – ha aggiunto – è quello del welfare. Una ricerca dell’Università dice che ci vorranno in futuro 36 milioni di euro in più per mantenere questo livello, quindi è evidente che occorre riflettere sugli aspetti di modello del welfare. Riguardo all’ambiente – ha concluso – bisognerà concorrere a puntare al 55% di raccolta differenziata a livello provinciale”.
Alvaro Colombo (Prc) ha dichiarato di apprezzare l’espansione dei servizi nelle strutture protette e in altri ambiti, sottolineando che il 50% della spesa corrente è nelle politiche del welfare. “Noi – ha aggiunto - guardiamo con realismo il futuro, anche nella dismissione dei beni immobili se questo è necessario per il mantenimento dei servizi”. Colombo ha poi sottolineato l’importanza delle politiche a sostegno della mobilità alternativa all’auto, chiedendo poi di aprire un confronto allargato sulla situazione di Atcm “senza isolarlo dal quadro generale del diritto alla mobilità”.
Il consigliere di Rifondazione Comunista ha anche elogiato l’azione amministrativa rispetto all’inceneritore, poiché “si è riusciti a modificare un progetto che poteva essere peggiorativo per la città. Si è impostata correttamente una politica di riduzione del danno attraverso l’azione coordinata di vari soggetti, facendo capire che l’incenerire non è la risposta più semplice e che deve essere sostenuta da un contemporaneo rilancio della raccolta differenziata o riciclaggio”.
E’ stato poi il turno di Baldo Flori (Modena a Colori), secondo cui si è di fronte a “una politica né equa né redistributiva, che non tutti i comuni hanno seguito, con l’obiettivo di rastrellare risorse a tutti i costi su famiglie e imprese che farà passare la giunta come la giunta delle tasse”. Per Flori “è un bilancio formalmente a posto, ma che dietro ha un bilancio reale che a fine anno avrà altri numeri e in cui ci saranno sicuramente maggiori entrate”. Per Flori “questa non è anticipazione del federalismo fiscale, è solo per fare cassa a tutti i costi”, e “la Giunta si è dimostrata chiusa ad ogni proposta di rapporto con il sindacato, una rottura che dovrebbe preoccupare la maggioranza”. Flori ha aggiunto che “nessuno pensa di risolvere i problemi solo con risparmi e riduzione di sprechi, ci vuole un mix di scelte diverse, ci sono ancora spazi nella macchina comunale con problemi strutturali di efficienza, perciò vanno cambiate alcune scelte”. Il consigliere di Modena a Colori, riguardo ai servizi, ha sottolineato l’esigenza che “pur mantenendo indirizzo e controllo in mani pubbliche, altri interlocutori possono intervenire nella gestione, lo dice anche Confesercenti”.
Mara Masini (Ds) ha ribadito che il Bilancio va contestualizzato nel quadro della Finanziaria e che – in questo senso – “è risultata migliore la logica dei saldi a cui hanno dovuto fare riferimento gli enti locali, invece che quella dei tetti di spesa come negli anni precedenti. Anche il nostro Comune ha utilizzato la leva dell’Irpef, ma ricordo che in base alle ricerche dell’Università emerge che la maggioranza delle famiglie ha avuto un beneficio in termini di distribuzione in seguito a questa manovra. La redistribuzione - ha sottolineato - non si misura solo sul lato del prelievo, ma anche sul lato della spesa, quindi ricordo che molte delle attività del Comune hanno un forte impatto redistributivo”. Infine, la consigliera dei Ds ha ricordato in aula che l’ipotetico utilizzo dei proventi del 5 per mille auspicato dall’opposizione l’anno scorso avrebbe fruttato una cifra compresa tra i 100mila e 200mila euro, un’entrata nettamente inferiore rispetto a quanto ipotizzato.
“Sapete solo aumentare le tasse e i tributi, ma non siete in grado di utilizzare il bilancio come strumento di governo. La vostra unica politica è mettere dei tappabuchi perché non sapete interpretare i bisogni della città – ha detto il consigliere Davide Torrini dell’Udc nel primo intervento della sera, dopo la pausa per la cena: - a Modena come a Roma, questa sinistra ha al suo interno forze troppo diverse e non è in grado di intaccare sacche di potere e di protezione per prendere realmente la parte dei cittadini più deboli”.
“Il governo, pur chiedendo agli enti locali una consistente partecipazione al progetto di risanamento del paese, ha dato la possibilità ai comuni di rispondere alle domande dei cittadini usando la leva fiscale locale – ha affermato il capogruppo Ds Michele Andreana. - Come dimostra il recente studio dell’Università di Modena, il ricorso all’addizionale Irpef non ha danneggiato le famiglie modenesi, oltre metà delle quali si trova oggi con un reddito aumentato dell’1,4%, mentre chi ha figli minori vede il proprio reddito aumentare del 3%. Questo bilancio risponde al nostro patto con i cittadini modenesi, perché la riduzione della spesa e le esternalizzazioni non bastano a garantire la sostenibilità, così come sarebbe demagogico continuare a predicare un universalismo senza selettività”.
“Con questa manovra di bilancio non si fa altro che mettere le mani nelle tasche dei cittadini modenesi – ha detto Adolfo Morandi di Forza Italia, - con incrementi di tasse e tariffe che dal 1999 ad oggi, dalla passata legislatura, sono stati di oltre 46 milioni di euro. L’Amministrazione ha mal gestito le risorse economiche, ha sbagliato tempi e modi della quotazione in borsa di Hera, la macchina comunale continua ad aumentare nelle dimensioni e nei costi. Le risorse andrebbero destinate diversamente, ad esempio concedendo contributi alle famiglie secondo un principio di sussidiarietà che fa incontrare profit, non profit e società civile. Bisogna abbandonare l’idea che tutto debba esser fatto dallo stato o dall’ente pubblico per responsabilizzare i cittadini anche dal punto di vista delle risorse”.
“È un bilancio coraggioso ed equilibrato – ha affermato Maienza dell’Udeur, - nel quale gli impegni con i cittadini sono stati mantenuti in un contesto difficile, scegliendo, sebbene malvolentieri, il ricorso al prelievo fiscale. Bisogna essere capaci, come è stato fatto ad esempio negli incontri di bilancio partecipativo nei quartieri, di spiegare queste scelte ai cittadini e di dare risposte a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, nonostante siamo una delle città più ricche d’Italia. Constatiamo l’insoddisfazione dei sindacati, ma siamo comunque riusciti a lasciare invariata l’Ici e a fare scelte di grande valore su temi quali ambiente, mobilità, casa, manutenzione delle strutture pubbliche, cultura, sport e partecipazione”.
“Il nostro modello di welfare, che si voglia o no, è ancora valido e ci colloca ai primi posti in Europa – ha affermato l’assessore all’Istruzione Adriana Querzè. – Una sola delle forze di minoranza, la Lega Nord, ci chiede di fatto di ridurre la spesa sociale, azzerando le politiche per l’integrazione, mentre la nostra scelta è di continuare ad investire, ma anche razionalizzare i costi e sperimentare nuove forme di sussidiarietà e welfare mix. Abbiamo diverse sperimentazioni interessanti, come la scuola materna gestita dai genitori, mentre vorrei ricordare che per quanto riguarda il coinvolgimento dei privati in verità c’è ancora molta strada da fare, e sono pochissime le imprese disposte ad impegnarsi nella fornitura di servizi come i nidi aziendali”.
“Questo bilancio coniuga risanamento e sviluppo e anche il Centro di analisi delle Politiche pubbliche dell’Università ne dà un giudizio positivo – ha detto Enrico Artioli della Margherita. - Ci sono preoccupazioni più o meno accentuate sulla sostenibilità delle spese, perché l’elevato livello elevato dei servizi della nostra città comporta costi molto alti. Il nostro invito alla Giunta è a proseguire in questa direzione, ma anche a ripensare il modello complessivo di welfare socio-assistenziale, scolastico e di servizi alla persona. Bisogna coinvolgere i cittadini in un modello flessibile che accompagni i cambiamenti in atto nella società, per una questione di opportunità economica ma anche di partecipazione. Insistiamo infine su due temi, famiglia e ambiente”.
Il consigliere della Lega nord Mauro Manfredini ha aperto il proprio intervento ringraziando la struttura tecnico finanziaria del Comune per l’assistenza ricevuta nella predisposizione dei suoi 114 emendamenti, e ha poi proseguito ricordando che “la legge Bassanini ha umiliato i Consigli comunali, trasformando i bilanci in documenti per addetti ai lavori, sui quali non ci può essere un reale riscontro da parte dei Consiglieri eletti dai cittadini. Da modenese inoltre – ha proseguito Manfredini – non posso tollerare il sottofinanziamento che il nostro Comune riceve dallo stato, rispetto ad altri di pari ampiezza demografica, e credo che su questo dovrebbero battersi tutti i parlamentari modenesi, di destra e di sinistra. Ciò che infine chiedo alla giunta è di ridistribuire su altre voci di spesa il 70% di quanto stanziato per la società multiculturale. Bisognerebbe, al contrario, insegnare a tutti i ragazzi l’italiano e infondere massicce dosi di storia e geografia per contrastare l’ignoranza dilagante. Prendete pure il mio intervento con leggerezza, tanto qui va bene tutto, avanti popolo e bandiera rossa trionferà, anzi trionfa già”.
Considerazioni complessive e di scenario sono state al centro dell’intervento del vice sindaco Mario Lugli, che ha ricordato come “le nostre città stanno cambiando anche in termini di popolazione, e tra qualche decennio saremo giudicati sulla base delle nostre scelte: dobbiamo prestare importanza all’integrazione e alla cultura dei nuovi cittadini, ma anche alla valorizzazione della nostra cultura popolare e dialettale, cosa che facciamo ad esempio con i contributi alla Società del Sandrone. L’investimento in cultura, assieme all’attenzione all’ambiente e alla qualità urbanistica, deve essere una componente decisiva e qualificante delle nostre scelte, che comunque devono andare sempre nella direzione del “Fergla insèm”, riuscirci insieme, cioè garantire elevati livelli di qualità della vita a tutti i cittadini in modo condiviso”.
“Questo bilancio è stato difficile, frutto di tante mediazioni e anche di rinunce a cose che avremmo voluto fare in più, ad esempio per il verde pubblico – ha aggiunto l’assessore all’Ambiente Giovanni Franco Orlando. – Trasformare la tassa sui rifiuti in tariffa che copre un servizio è stato un passaggio importante, l’aumento è uguale a quello del costo della vita e si stanno sperimentando sistemi che premino chi è virtuoso e incentivino la raccolta differenziata, con percorsi seri, coerenti e graduali. Rispetto alle città della nostra stessa dimensione non siamo certo il fanalino di coda, e anche la questione dell’inceneritore va considerata all’interno delle nostre scelte, che puntano al 55% di raccolta differenziata. Fino a quando non verranno inventati smaterializzatori che fanno scomparire i rifiuti, la cosa più seria e coerente è continuare a fare i conti con la realtà”.
“La nostra è una realtà ricca e avanzata, ma si può fare di meglio – ha sostenuto Sergio Celloni dell’Udc. – L’assessore Frieri si vanta dell’autosufficienza economica del Comune, in realtà occorre prestare attenzione a chi finanzia i servizi, senza continuare a fare pesare questi costi sul tessuto portante della nostra economia. Inoltre, spesso si perde di vista in questo Comune il tema della famiglia, che noi vogliamo ribadire, come da articolo 29 della Costituzione, opponendoci alle forme di famiglia surrogata”.
“L’amministrazione tutela chi è già protetto, ma non fa nulla per le fasce realmente deboli – ha esordito Michele Barcaiuolo di An: - mentre quello che noi chiediamo è un’inversione di tendenza su tanti temi: occorrerebbe potenziare il ruolo di Modena come città universitaria, investire realmente in politiche giovanili che non vadano solo a favore di alcuni gruppi, e mettere in atto reali forme di partecipazione, mentre invece su alcuni temi come l’inceneritore, il liceo Sigonio, o i campi da calcio trasformati in aree Peep e Pip, il dialogo con i cittadini è stato letteralmente calpestato”.
“Sarò breve – ha esordito Rosa Maria Fino del gruppo Società civile, - ma ci tengo a sottolineare alcuni aspetti tra cui l’importanza delle politiche per le donne. Auspichiamo che dopo il bilancio partecipativo arrivi anche il bilancio di genere, e constatiamo con soddisfazione come questo bilancio triennale abbia cercato di stare in equilibrio mantenendo i servizi, grazie anche all’ottimo lavoro delle assessore Querzè, Maletti e Arletti. Concludo con una notazione scherzosa, per invitare il Sindaco, come già ha fatto papa Ratzinger, ha pensare a un calendario fotografico in dodici scatti da vendere come forma di autofinanziamento: una parte dei ricavi potrebbero andare in beneficenza, il resto contribuire a tante iniziative dell’Amministrazone”.
Il presidente della Consulta stranieri Bueno Kindelan Liubets è intervenuto sul tema dell’integrazione, mettendo in evidenza che “i cittadini stranieri residenti, che hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 18 mila, contribuiscono alle spese e allo sviluppo del territorio e hanno bisogno di opportunità, come ad esempio concorsi che siano realmente aperti a tutti, per essere davvero partecipi dell’innovazione della città portando le proprie idee e proposte creative”.
Paolo Ballestrazzi di Modena a colori ha invece sottolineato che “l’integrazione culturale ha dei costi altissimi per la collettività, sui quali bisognerebbe interrogarsi, se si pensa ad esempio che vaccinare un bambino straniero comporta 70 o 80 euro di spese di mediazione culturale. È inutile che la Giunta si vanti delle razionalizzazioni, significa solo che c’erano sacche di sprechi. Sul piano del metodo è poi molto grave la rottura di relazioni con i sindacati, che di fatto fa piazza pulita del bilancio partecipativo tanto sbandierato dall’assessore Frieri”.
“Abbiamo scelto di offrire servizi avanzati per garantire ai cittadini diritti concreti: un segnale molto preciso e forte per ridare fiducia alla gente e mettere in moto nuove risorse – ha affermato Sergio Rusticali (Sdi). – Il Comune di Modena ha inoltre fatto la propria parte nel farsi carico del risanamento, pur mantenendo un impegno e un livello di servizi che, come ha ricordato il presidente Napolitano, dovrebbe servire da modello di società a tutto il paese. Non abbiamo messo le mani in tasca ai cittadini, ma fatto scelte coraggiose per rispettare gli impegni già presi”.
“Già in sede di bilancio consuntivo 2006 avevamo lanciato l’allarme - ha spiegato Dante Mazzi di Forza Italia, - e oggi più che mai dobbiamo sottolineare quanto la manovra sia iniqua, anche perché l’addizionale Irpef è un’imposta proporzionale e non progressiva, per la quale si profila addirittura un’ipotesi di incostituzionalità. Giustificarsi con lo slogan che l’addizionale è poco più di un caffè al giorno è un atteggiamento da conduttori di televendite”.
Agli interventi dei consiglieri hanno fatto seguito le repliche dell’assessore al Bilancio Francesco Raphael Frieri e del sindaco Giorgio Pighi. “Si tratta di un gioco a somma zero – ha esordito Frieri – perché quei Comuni che non hanno fatto ricorso all’addizionale Irpef hanno scelto di destinare alla spesa corrente gli oneri di urbanizzazione. Secondo noi, questo atteggiamento non avrebbe fatto altro che rimandare il problema e utilizzare in modo improprio un’entrata senza corrispondere alle aspettative dei cittadini, un po’ come vendere i mobili di casa per comprare da mangiare. Ancora, non capisco come sia possibile ridurre tutta la questione alla razionalizzazione dei costi quando in realtà le spese per consulenze stanno in rapporto di uno a dieci con la totalità della nostra manovra. Se non avessimo reperito fondi attraverso l’Irpef, saremmo stati costretti a tagliare la spesa sociale, sebbene abbia ragione il consigliere Mazzi nel ricordare che l’addizionale può trattare in modo eguale redditi diseguali. Inoltre, a proposito di affitti passivi, desidero ricordare che più di un milione di euro sono affitti relativi all’Agenzia per la casa e hanno dunque un’uguale copertura in entrata, mentre l’assessore Marino ha già spiegato i progetti di ristrutturazione della spesa corrente inclusi i piani relativi all’utilizzo delle ex Fonderie e dell’ospedale Estense. Infine, per quanto riguarda la relazione con i sindacati, è vero che non siamo riusciti ad arrivare a un compromesso per loro soddisfacente, ma rispetto al metodo abbiamo lavorato bene, con una grande quantità di incontri e dialogando costantemente con le parti sociali”.
“Questo dibattito ricco e sereno, sebbene appesantito da quanto accaduto in questi giorni in ambito nazionale, ha messo in luce alcuni importanti profili di metodo che saranno alla base del dibattito politico nei prossimi mesi e sicuramente nella seconda parte della legislatura – ha detto il sindaco Pighi. - Il cambiamento politico nel paese, coniugato alla finanziaria, ha costretto tutti a misurarsi con il merito dei problemi e ha fatto emergere un ampio dibattito sullo stato sociale: è ormai chiaro che non ha senso ridurre il confronto politico alla diatriba pubblico-privato. In una società che cambia, è necessario rispondere in concreto alla domanda di servizi lasciando da parte qualsiasi atteggiamento ideologico. Il rapporto con il movimento sindacale è stato sofferto, il sindacato è in una posizione non facile, ma abbiamo cercato, sempre nel merito, di porre davvero attenzione sia alle politiche di welfare (con una crescita di quasi 6 milioni di euro) sia a quelle per il personale (più un milione e 500 mila euro rispetto all’anno precedente). Desidero infine riprendere una delle note stonate di questo dibattito – ha concluso il Sindaco: - nella proposta della Lega Nord di azzerare gli interventi per l’integrazione vedo un grande vuoto politico, foriero di conflittualità e di problemi. La xenofobia che crea conflitto, giocando sulla paura delle differenze, è una posizione chiaramente isolata all’interno di questa assemblea, e le politiche di integrazione sono pienamente parte della nostra politica sociale”.
Sono infine intervenuti per le dichiarazioni di voto i consiglieri Montorsi, Manfredini Caropreso, Celloni, Mazzi, Caldana e Flori.
Dante Mazzi (Forza Italia) ha preso la parola per sollevare un problema relativo alla delibera con cui si definisce la Tarsu, sottolineando l’incompleta documentazione a corredo: “Il piano finanziario di Hera a corredo della delibera è sintetico e non scende nei dettagli di singoli parametri come invece richiederebbero le norme in vigore. Io vorrei le motivazioni addotte da Hera nel proprio piano finanziario, non una sintesi dell’assessorato. Se nella delibera si fa riferimento all’articolo 8 del dpr 158/99, allora mancano dei documenti. In caso contrario, non si doveva fare riferimento a questo articolo. Perché se questa è la pezza d’appoggio per giustificare l’aumento, dico che non è sufficiente. E’ perciò una delibera che deve essere ritirata oppure presentata con modifiche sostanziali, perché non è una questione di forma”.
L’assessore alle Politiche ambientali Giovani Franco Orlando ha risposto che “la questione avanzata da Mazzi non si pone, né nella forma, né nella sostanza. La delibera è valida a tutti gli effetti, completa e verrà messa in discussione”.
Fausto Cigni (Ds) ha sottolineato che “il bilancio è positivo”, inquadrando poi il ragionamento nel contesto di “difficoltà legate alla situazione del paese”. Cigni ha poi precisato che, a partire da una situazione in cui i servizi sono “già medio-alti”, per mantenere questo livello “o si aumentano le tariffe dei servizi, che per molti aspetti non è sostenibile, oppure si mantengono basse le tariffe e il finanziamento è a carico della collettività. E io confermo questo orientamento”. Quanto alle critiche di Cna e Confindustria sull’ipotesi di bilancio, Cigni ha dichiarato: “Mi dovreste spiegare dove si trovano le risorse per il mantenimento di quello che gli stessi sindacati stanno chiedendo”.
E’ stata quindi la volta di Achille Caropreso (Indipendente), secondo cui “i servizi a domanda (asili nido, scuole materne, case protette ecc…) costituiscono il fiore all’occhiello della politica sociale del nostro Comune. I costi, però, che la collettività deve sostenere per la gestione di tali strutture diventano sempre meno sostenibili; si rende perciò necessario un diverso e, soprattutto, nuovo rapporto tra Comune, movimento cooperativo e privati per rendere meno onerosa la gestione dei servizi, particolarmente delle case protette. In sintesi: i privati devono osare di più, ma l’ Amministrazione comunale deve operare per favorire l’ ingresso degli stessi sul mercato”.
Anche Mauro Tesauro (Verdi) ha sottolineato la riduzione dei trasferimenti statali “a fronte di un dato contabile ereditato dal precedente governo”, evidenziando che è necessario uno sforzo per “risanare con gradualità i conti pubblici sulla via di un federalismo fiscale che auspichiamo responsabile. Apprezziamo quindi gli sforzi di questa giunta che per far quadrare i conti e per un livello adeguato di servizi”. Il consigliere dei Verdi ha poi chiesto “oculatezza e saggezza nella dismissione e valorizzazione dei beni” e attenzione ai temi ambientali, ribadendo che la raccolta differenziata deve essere ”una scelta chiara e predominante, con isole ecologiche anche itineranti, cassonetti nuovi, nella logica di una tariffa puntuale”.
Ivo Esposito (Forza Italia) ha criticato l’amministrazione sottolineando che “parlate di partecipazione, salvo dimenticarvi i sindacati nella redazione del bilancio. Bisogna ridurre i costi gestionali, razionalizzare e lottare contro l’evasione fiscale. Va bene la raccolta differenziata – ha aggiunto - ma per incentivarla bisogna dare un segnale positivo, non aumentare la tariffa”. Secondo Eugenia Rossi (Ds) “se il Comune di Modena dà dei servizi in modo qualificato, è chiaro che ha bisogno di esigere. Quindi è una posizione scomoda, ma normale, tenendo conto poi che il ritocco delle tariffe non copre nemmeno l’aumento inflativo”. Per Alberto Caldana (Margherita) “si deve guardare con attenzione alle scelte del governo nazionale e su questo essere coerenti su realtà modenese, ad esempio sulle liberalizzazioni. Su questo si dovrà aprire una discussione importante per qualificare la discussione del consiglio. Non possiamo essere per le liberalizzazioni a Roma e non a Modena. E’ un tema che riguarda tutti gli aspetti dell’azione amministrativa, quindi su questo va aperta una discussione”.
Per Caldana, inoltre, “a metà del mandato rimangono ancora delle cose da fare. Un punto centrale delle politiche di Modena dovrà essere il tema delle politiche familiari, sostenendo i compiti che la famiglia si assume, tenendo quindi conto della composizione e numero dei componenti al momento della determinazione di tasse e tariffe. Un secondo tema – ha aggiunto – è quello del welfare. Una ricerca dell’Università dice che ci vorranno in futuro 36 milioni di euro in più per mantenere questo livello, quindi è evidente che occorre riflettere sugli aspetti di modello del welfare. Riguardo all’ambiente – ha concluso – bisognerà concorrere a puntare al 55% di raccolta differenziata a livello provinciale”.
Alvaro Colombo (Prc) ha dichiarato di apprezzare l’espansione dei servizi nelle strutture protette e in altri ambiti, sottolineando che il 50% della spesa corrente è nelle politiche del welfare. “Noi – ha aggiunto - guardiamo con realismo il futuro, anche nella dismissione dei beni immobili se questo è necessario per il mantenimento dei servizi”. Colombo ha poi sottolineato l’importanza delle politiche a sostegno della mobilità alternativa all’auto, chiedendo poi di aprire un confronto allargato sulla situazione di Atcm “senza isolarlo dal quadro generale del diritto alla mobilità”.
Il consigliere di Rifondazione Comunista ha anche elogiato l’azione amministrativa rispetto all’inceneritore, poiché “si è riusciti a modificare un progetto che poteva essere peggiorativo per la città. Si è impostata correttamente una politica di riduzione del danno attraverso l’azione coordinata di vari soggetti, facendo capire che l’incenerire non è la risposta più semplice e che deve essere sostenuta da un contemporaneo rilancio della raccolta differenziata o riciclaggio”.
E’ stato poi il turno di Baldo Flori (Modena a Colori), secondo cui si è di fronte a “una politica né equa né redistributiva, che non tutti i comuni hanno seguito, con l’obiettivo di rastrellare risorse a tutti i costi su famiglie e imprese che farà passare la giunta come la giunta delle tasse”. Per Flori “è un bilancio formalmente a posto, ma che dietro ha un bilancio reale che a fine anno avrà altri numeri e in cui ci saranno sicuramente maggiori entrate”. Per Flori “questa non è anticipazione del federalismo fiscale, è solo per fare cassa a tutti i costi”, e “la Giunta si è dimostrata chiusa ad ogni proposta di rapporto con il sindacato, una rottura che dovrebbe preoccupare la maggioranza”. Flori ha aggiunto che “nessuno pensa di risolvere i problemi solo con risparmi e riduzione di sprechi, ci vuole un mix di scelte diverse, ci sono ancora spazi nella macchina comunale con problemi strutturali di efficienza, perciò vanno cambiate alcune scelte”. Il consigliere di Modena a Colori, riguardo ai servizi, ha sottolineato l’esigenza che “pur mantenendo indirizzo e controllo in mani pubbliche, altri interlocutori possono intervenire nella gestione, lo dice anche Confesercenti”.
Mara Masini (Ds) ha ribadito che il Bilancio va contestualizzato nel quadro della Finanziaria e che – in questo senso – “è risultata migliore la logica dei saldi a cui hanno dovuto fare riferimento gli enti locali, invece che quella dei tetti di spesa come negli anni precedenti. Anche il nostro Comune ha utilizzato la leva dell’Irpef, ma ricordo che in base alle ricerche dell’Università emerge che la maggioranza delle famiglie ha avuto un beneficio in termini di distribuzione in seguito a questa manovra. La redistribuzione - ha sottolineato - non si misura solo sul lato del prelievo, ma anche sul lato della spesa, quindi ricordo che molte delle attività del Comune hanno un forte impatto redistributivo”. Infine, la consigliera dei Ds ha ricordato in aula che l’ipotetico utilizzo dei proventi del 5 per mille auspicato dall’opposizione l’anno scorso avrebbe fruttato una cifra compresa tra i 100mila e 200mila euro, un’entrata nettamente inferiore rispetto a quanto ipotizzato.
“Sapete solo aumentare le tasse e i tributi, ma non siete in grado di utilizzare il bilancio come strumento di governo. La vostra unica politica è mettere dei tappabuchi perché non sapete interpretare i bisogni della città – ha detto il consigliere Davide Torrini dell’Udc nel primo intervento della sera, dopo la pausa per la cena: - a Modena come a Roma, questa sinistra ha al suo interno forze troppo diverse e non è in grado di intaccare sacche di potere e di protezione per prendere realmente la parte dei cittadini più deboli”.
“Il governo, pur chiedendo agli enti locali una consistente partecipazione al progetto di risanamento del paese, ha dato la possibilità ai comuni di rispondere alle domande dei cittadini usando la leva fiscale locale – ha affermato il capogruppo Ds Michele Andreana. - Come dimostra il recente studio dell’Università di Modena, il ricorso all’addizionale Irpef non ha danneggiato le famiglie modenesi, oltre metà delle quali si trova oggi con un reddito aumentato dell’1,4%, mentre chi ha figli minori vede il proprio reddito aumentare del 3%. Questo bilancio risponde al nostro patto con i cittadini modenesi, perché la riduzione della spesa e le esternalizzazioni non bastano a garantire la sostenibilità, così come sarebbe demagogico continuare a predicare un universalismo senza selettività”.
“Con questa manovra di bilancio non si fa altro che mettere le mani nelle tasche dei cittadini modenesi – ha detto Adolfo Morandi di Forza Italia, - con incrementi di tasse e tariffe che dal 1999 ad oggi, dalla passata legislatura, sono stati di oltre 46 milioni di euro. L’Amministrazione ha mal gestito le risorse economiche, ha sbagliato tempi e modi della quotazione in borsa di Hera, la macchina comunale continua ad aumentare nelle dimensioni e nei costi. Le risorse andrebbero destinate diversamente, ad esempio concedendo contributi alle famiglie secondo un principio di sussidiarietà che fa incontrare profit, non profit e società civile. Bisogna abbandonare l’idea che tutto debba esser fatto dallo stato o dall’ente pubblico per responsabilizzare i cittadini anche dal punto di vista delle risorse”.
“È un bilancio coraggioso ed equilibrato – ha affermato Maienza dell’Udeur, - nel quale gli impegni con i cittadini sono stati mantenuti in un contesto difficile, scegliendo, sebbene malvolentieri, il ricorso al prelievo fiscale. Bisogna essere capaci, come è stato fatto ad esempio negli incontri di bilancio partecipativo nei quartieri, di spiegare queste scelte ai cittadini e di dare risposte a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, nonostante siamo una delle città più ricche d’Italia. Constatiamo l’insoddisfazione dei sindacati, ma siamo comunque riusciti a lasciare invariata l’Ici e a fare scelte di grande valore su temi quali ambiente, mobilità, casa, manutenzione delle strutture pubbliche, cultura, sport e partecipazione”.
“Il nostro modello di welfare, che si voglia o no, è ancora valido e ci colloca ai primi posti in Europa – ha affermato l’assessore all’Istruzione Adriana Querzè. – Una sola delle forze di minoranza, la Lega Nord, ci chiede di fatto di ridurre la spesa sociale, azzerando le politiche per l’integrazione, mentre la nostra scelta è di continuare ad investire, ma anche razionalizzare i costi e sperimentare nuove forme di sussidiarietà e welfare mix. Abbiamo diverse sperimentazioni interessanti, come la scuola materna gestita dai genitori, mentre vorrei ricordare che per quanto riguarda il coinvolgimento dei privati in verità c’è ancora molta strada da fare, e sono pochissime le imprese disposte ad impegnarsi nella fornitura di servizi come i nidi aziendali”.
“Questo bilancio coniuga risanamento e sviluppo e anche il Centro di analisi delle Politiche pubbliche dell’Università ne dà un giudizio positivo – ha detto Enrico Artioli della Margherita. - Ci sono preoccupazioni più o meno accentuate sulla sostenibilità delle spese, perché l’elevato livello elevato dei servizi della nostra città comporta costi molto alti. Il nostro invito alla Giunta è a proseguire in questa direzione, ma anche a ripensare il modello complessivo di welfare socio-assistenziale, scolastico e di servizi alla persona. Bisogna coinvolgere i cittadini in un modello flessibile che accompagni i cambiamenti in atto nella società, per una questione di opportunità economica ma anche di partecipazione. Insistiamo infine su due temi, famiglia e ambiente”.
Il consigliere della Lega nord Mauro Manfredini ha aperto il proprio intervento ringraziando la struttura tecnico finanziaria del Comune per l’assistenza ricevuta nella predisposizione dei suoi 114 emendamenti, e ha poi proseguito ricordando che “la legge Bassanini ha umiliato i Consigli comunali, trasformando i bilanci in documenti per addetti ai lavori, sui quali non ci può essere un reale riscontro da parte dei Consiglieri eletti dai cittadini. Da modenese inoltre – ha proseguito Manfredini – non posso tollerare il sottofinanziamento che il nostro Comune riceve dallo stato, rispetto ad altri di pari ampiezza demografica, e credo che su questo dovrebbero battersi tutti i parlamentari modenesi, di destra e di sinistra. Ciò che infine chiedo alla giunta è di ridistribuire su altre voci di spesa il 70% di quanto stanziato per la società multiculturale. Bisognerebbe, al contrario, insegnare a tutti i ragazzi l’italiano e infondere massicce dosi di storia e geografia per contrastare l’ignoranza dilagante. Prendete pure il mio intervento con leggerezza, tanto qui va bene tutto, avanti popolo e bandiera rossa trionferà, anzi trionfa già”.
Considerazioni complessive e di scenario sono state al centro dell’intervento del vice sindaco Mario Lugli, che ha ricordato come “le nostre città stanno cambiando anche in termini di popolazione, e tra qualche decennio saremo giudicati sulla base delle nostre scelte: dobbiamo prestare importanza all’integrazione e alla cultura dei nuovi cittadini, ma anche alla valorizzazione della nostra cultura popolare e dialettale, cosa che facciamo ad esempio con i contributi alla Società del Sandrone. L’investimento in cultura, assieme all’attenzione all’ambiente e alla qualità urbanistica, deve essere una componente decisiva e qualificante delle nostre scelte, che comunque devono andare sempre nella direzione del “Fergla insèm”, riuscirci insieme, cioè garantire elevati livelli di qualità della vita a tutti i cittadini in modo condiviso”.
“Questo bilancio è stato difficile, frutto di tante mediazioni e anche di rinunce a cose che avremmo voluto fare in più, ad esempio per il verde pubblico – ha aggiunto l’assessore all’Ambiente Giovanni Franco Orlando. – Trasformare la tassa sui rifiuti in tariffa che copre un servizio è stato un passaggio importante, l’aumento è uguale a quello del costo della vita e si stanno sperimentando sistemi che premino chi è virtuoso e incentivino la raccolta differenziata, con percorsi seri, coerenti e graduali. Rispetto alle città della nostra stessa dimensione non siamo certo il fanalino di coda, e anche la questione dell’inceneritore va considerata all’interno delle nostre scelte, che puntano al 55% di raccolta differenziata. Fino a quando non verranno inventati smaterializzatori che fanno scomparire i rifiuti, la cosa più seria e coerente è continuare a fare i conti con la realtà”.
“La nostra è una realtà ricca e avanzata, ma si può fare di meglio – ha sostenuto Sergio Celloni dell’Udc. – L’assessore Frieri si vanta dell’autosufficienza economica del Comune, in realtà occorre prestare attenzione a chi finanzia i servizi, senza continuare a fare pesare questi costi sul tessuto portante della nostra economia. Inoltre, spesso si perde di vista in questo Comune il tema della famiglia, che noi vogliamo ribadire, come da articolo 29 della Costituzione, opponendoci alle forme di famiglia surrogata”.
“L’amministrazione tutela chi è già protetto, ma non fa nulla per le fasce realmente deboli – ha esordito Michele Barcaiuolo di An: - mentre quello che noi chiediamo è un’inversione di tendenza su tanti temi: occorrerebbe potenziare il ruolo di Modena come città universitaria, investire realmente in politiche giovanili che non vadano solo a favore di alcuni gruppi, e mettere in atto reali forme di partecipazione, mentre invece su alcuni temi come l’inceneritore, il liceo Sigonio, o i campi da calcio trasformati in aree Peep e Pip, il dialogo con i cittadini è stato letteralmente calpestato”.
“Sarò breve – ha esordito Rosa Maria Fino del gruppo Società civile, - ma ci tengo a sottolineare alcuni aspetti tra cui l’importanza delle politiche per le donne. Auspichiamo che dopo il bilancio partecipativo arrivi anche il bilancio di genere, e constatiamo con soddisfazione come questo bilancio triennale abbia cercato di stare in equilibrio mantenendo i servizi, grazie anche all’ottimo lavoro delle assessore Querzè, Maletti e Arletti. Concludo con una notazione scherzosa, per invitare il Sindaco, come già ha fatto papa Ratzinger, ha pensare a un calendario fotografico in dodici scatti da vendere come forma di autofinanziamento: una parte dei ricavi potrebbero andare in beneficenza, il resto contribuire a tante iniziative dell’Amministrazone”.
Il presidente della Consulta stranieri Bueno Kindelan Liubets è intervenuto sul tema dell’integrazione, mettendo in evidenza che “i cittadini stranieri residenti, che hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 18 mila, contribuiscono alle spese e allo sviluppo del territorio e hanno bisogno di opportunità, come ad esempio concorsi che siano realmente aperti a tutti, per essere davvero partecipi dell’innovazione della città portando le proprie idee e proposte creative”.
Paolo Ballestrazzi di Modena a colori ha invece sottolineato che “l’integrazione culturale ha dei costi altissimi per la collettività, sui quali bisognerebbe interrogarsi, se si pensa ad esempio che vaccinare un bambino straniero comporta 70 o 80 euro di spese di mediazione culturale. È inutile che la Giunta si vanti delle razionalizzazioni, significa solo che c’erano sacche di sprechi. Sul piano del metodo è poi molto grave la rottura di relazioni con i sindacati, che di fatto fa piazza pulita del bilancio partecipativo tanto sbandierato dall’assessore Frieri”.
“Abbiamo scelto di offrire servizi avanzati per garantire ai cittadini diritti concreti: un segnale molto preciso e forte per ridare fiducia alla gente e mettere in moto nuove risorse – ha affermato Sergio Rusticali (Sdi). – Il Comune di Modena ha inoltre fatto la propria parte nel farsi carico del risanamento, pur mantenendo un impegno e un livello di servizi che, come ha ricordato il presidente Napolitano, dovrebbe servire da modello di società a tutto il paese. Non abbiamo messo le mani in tasca ai cittadini, ma fatto scelte coraggiose per rispettare gli impegni già presi”.
“Già in sede di bilancio consuntivo 2006 avevamo lanciato l’allarme - ha spiegato Dante Mazzi di Forza Italia, - e oggi più che mai dobbiamo sottolineare quanto la manovra sia iniqua, anche perché l’addizionale Irpef è un’imposta proporzionale e non progressiva, per la quale si profila addirittura un’ipotesi di incostituzionalità. Giustificarsi con lo slogan che l’addizionale è poco più di un caffè al giorno è un atteggiamento da conduttori di televendite”.
Agli interventi dei consiglieri hanno fatto seguito le repliche dell’assessore al Bilancio Francesco Raphael Frieri e del sindaco Giorgio Pighi. “Si tratta di un gioco a somma zero – ha esordito Frieri – perché quei Comuni che non hanno fatto ricorso all’addizionale Irpef hanno scelto di destinare alla spesa corrente gli oneri di urbanizzazione. Secondo noi, questo atteggiamento non avrebbe fatto altro che rimandare il problema e utilizzare in modo improprio un’entrata senza corrispondere alle aspettative dei cittadini, un po’ come vendere i mobili di casa per comprare da mangiare. Ancora, non capisco come sia possibile ridurre tutta la questione alla razionalizzazione dei costi quando in realtà le spese per consulenze stanno in rapporto di uno a dieci con la totalità della nostra manovra. Se non avessimo reperito fondi attraverso l’Irpef, saremmo stati costretti a tagliare la spesa sociale, sebbene abbia ragione il consigliere Mazzi nel ricordare che l’addizionale può trattare in modo eguale redditi diseguali. Inoltre, a proposito di affitti passivi, desidero ricordare che più di un milione di euro sono affitti relativi all’Agenzia per la casa e hanno dunque un’uguale copertura in entrata, mentre l’assessore Marino ha già spiegato i progetti di ristrutturazione della spesa corrente inclusi i piani relativi all’utilizzo delle ex Fonderie e dell’ospedale Estense. Infine, per quanto riguarda la relazione con i sindacati, è vero che non siamo riusciti ad arrivare a un compromesso per loro soddisfacente, ma rispetto al metodo abbiamo lavorato bene, con una grande quantità di incontri e dialogando costantemente con le parti sociali”.
“Questo dibattito ricco e sereno, sebbene appesantito da quanto accaduto in questi giorni in ambito nazionale, ha messo in luce alcuni importanti profili di metodo che saranno alla base del dibattito politico nei prossimi mesi e sicuramente nella seconda parte della legislatura – ha detto il sindaco Pighi. - Il cambiamento politico nel paese, coniugato alla finanziaria, ha costretto tutti a misurarsi con il merito dei problemi e ha fatto emergere un ampio dibattito sullo stato sociale: è ormai chiaro che non ha senso ridurre il confronto politico alla diatriba pubblico-privato. In una società che cambia, è necessario rispondere in concreto alla domanda di servizi lasciando da parte qualsiasi atteggiamento ideologico. Il rapporto con il movimento sindacale è stato sofferto, il sindacato è in una posizione non facile, ma abbiamo cercato, sempre nel merito, di porre davvero attenzione sia alle politiche di welfare (con una crescita di quasi 6 milioni di euro) sia a quelle per il personale (più un milione e 500 mila euro rispetto all’anno precedente). Desidero infine riprendere una delle note stonate di questo dibattito – ha concluso il Sindaco: - nella proposta della Lega Nord di azzerare gli interventi per l’integrazione vedo un grande vuoto politico, foriero di conflittualità e di problemi. La xenofobia che crea conflitto, giocando sulla paura delle differenze, è una posizione chiaramente isolata all’interno di questa assemblea, e le politiche di integrazione sono pienamente parte della nostra politica sociale”.
Sono infine intervenuti per le dichiarazioni di voto i consiglieri Montorsi, Manfredini Caropreso, Celloni, Mazzi, Caldana e Flori.
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