L'assessore Maletti illustra i criteri per la realizzazione delle microaree in città
“La giunta e l'assessorato alle Politiche sociali del Comune di Modena stanno individuando le zone in cui ubicare le microaree destinate ai nomadi residenti in via Baccelliera 25 nell’attuale campo nomadi. Già da diversi mesi l’assessorato sta facendo una verifica su circa 25 aree sul territorio comunale, tra le quali saranno scelte le quattro destinate all’ospitalità dei nomadi. Come già annunciato lo scorso 22 febbraio, alcune di queste aree sono già state scartate perché ubicate in zone ad alta densità abitativa che non favorirebbe una reale integrazione, sia per i nomadi che per gli altri cittadini del territorio. Le aree del Villaggio Giardino, della Madonnina, per questo motivo, sono già state quindi scartate”.
Lo ribadisce l’assessore alle Politiche Sociali Francesca Maletti, che coglie anche l’opportunità per ricordare il quadro generale degli interventi in corso.
“Nel 1998, per favorire una maggiore integrazione dei nomadi in città, l’amministrazione comunale ha dato il via al progetto di costruzione di microaree per ospitare in ognuna una famiglia di nomadi, mediamente composta da 20 a 30 persone. Attualmente – sottolinea l’assessore – ci sono sei microaree nelle Circoscrizioni 2 e 3 che ospitano 115 persone, circa quaranta nomadi vivono in appartamenti in città e circa 60 hanno fatto percorsi verso altri comuni. Nel 2002, inoltre, è iniziato il percorso per lo smantellamento per la chiusura del campo di via Baccelliera 25 entro l’estate, prevedendo la costruzione di altre microaree che si sta concretizzando in questi mesi”.
Francesca Maletti aggiunge poi che “nel 2005 la regione Emilia Romagna, nell’ambito della legge 47 del 1988 che delinea le norme per le minoranze nomadi, ha approvato il finanziamento al Comune di Modena per la costruzione di tre microaree in via Gherbella, che ospiterà sei famiglie, per un totale di 63 persone tra le 127 attualmente ancora residenti al campo di via Baccelliera. Le rimanenti 64 persone saranno ospitate in altre quattro microaree che sorgeranno sul territorio modenese. Le aree saranno assegnate esclusivamente a famiglie di nomadi residenti nel Comune di Modena con una concessione amministrativa della durata di un anno nella quale dovranno essere indicati i componenti della famiglia. Nel documento che dovranno sottoscrivere, inoltre, sarà loro chiesto – oltre al pagamento delle utenze – anche di garantire la cura e la pulizia dell’area, il divieto di ospitare altre persone senza l’autorizzazione dell’amministrazione comunale, rispettare le regole di buon vicinato e del corretto vivere civile, farsi carico della manutenzione ordinaria dell’area, oltre al divieto di apportare modifiche all’area stessa. Inoltre, si richiede di ottemperare all’obbligo scolastico e alla prevenzione sanitaria dei minori, come peraltro già avviene. In caso di non ottemperanza di questi impegni, non sarà rinnovata la concessione alla scadenza e, in caso di grave inadempienza la concessione può essere immediatamente revocata”.
L’assessore precisa inoltre di “essere disponibile ad ulteriori incontri con i cittadini – oltre a quello già in programma sabato mattina alle 11 presso la sala di via Curie – ribadendo che il Comune di Modena non dà contributi giornalieri ai nomadi come alcuni cittadini hanno rilevato erroneamente nel corso di precedenti incontri. L’assessorato alle Politiche sociali si fa carico, invece, del pagamento delle utenze del campo nomadi, mentre quelle delle microaree sono a carico delle famiglie ospitate”.
Lo ribadisce l’assessore alle Politiche Sociali Francesca Maletti, che coglie anche l’opportunità per ricordare il quadro generale degli interventi in corso.
“Nel 1998, per favorire una maggiore integrazione dei nomadi in città, l’amministrazione comunale ha dato il via al progetto di costruzione di microaree per ospitare in ognuna una famiglia di nomadi, mediamente composta da 20 a 30 persone. Attualmente – sottolinea l’assessore – ci sono sei microaree nelle Circoscrizioni 2 e 3 che ospitano 115 persone, circa quaranta nomadi vivono in appartamenti in città e circa 60 hanno fatto percorsi verso altri comuni. Nel 2002, inoltre, è iniziato il percorso per lo smantellamento per la chiusura del campo di via Baccelliera 25 entro l’estate, prevedendo la costruzione di altre microaree che si sta concretizzando in questi mesi”.
Francesca Maletti aggiunge poi che “nel 2005 la regione Emilia Romagna, nell’ambito della legge 47 del 1988 che delinea le norme per le minoranze nomadi, ha approvato il finanziamento al Comune di Modena per la costruzione di tre microaree in via Gherbella, che ospiterà sei famiglie, per un totale di 63 persone tra le 127 attualmente ancora residenti al campo di via Baccelliera. Le rimanenti 64 persone saranno ospitate in altre quattro microaree che sorgeranno sul territorio modenese. Le aree saranno assegnate esclusivamente a famiglie di nomadi residenti nel Comune di Modena con una concessione amministrativa della durata di un anno nella quale dovranno essere indicati i componenti della famiglia. Nel documento che dovranno sottoscrivere, inoltre, sarà loro chiesto – oltre al pagamento delle utenze – anche di garantire la cura e la pulizia dell’area, il divieto di ospitare altre persone senza l’autorizzazione dell’amministrazione comunale, rispettare le regole di buon vicinato e del corretto vivere civile, farsi carico della manutenzione ordinaria dell’area, oltre al divieto di apportare modifiche all’area stessa. Inoltre, si richiede di ottemperare all’obbligo scolastico e alla prevenzione sanitaria dei minori, come peraltro già avviene. In caso di non ottemperanza di questi impegni, non sarà rinnovata la concessione alla scadenza e, in caso di grave inadempienza la concessione può essere immediatamente revocata”.
L’assessore precisa inoltre di “essere disponibile ad ulteriori incontri con i cittadini – oltre a quello già in programma sabato mattina alle 11 presso la sala di via Curie – ribadendo che il Comune di Modena non dà contributi giornalieri ai nomadi come alcuni cittadini hanno rilevato erroneamente nel corso di precedenti incontri. L’assessorato alle Politiche sociali si fa carico, invece, del pagamento delle utenze del campo nomadi, mentre quelle delle microaree sono a carico delle famiglie ospitate”.
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