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22/05/2007

UN EDIFICIO PER RISPONDERE A ESIGENZE ABITATIVE TEMPORANEE

Maletti risponde a Cigni sulla destinazione d'uso dell'immobile di via dell'Artigianato
“Il Comune di Modena e la società P.I. S.p.a. stanno valutando l’ipotesi di destinare ad Arestud, per dare risposte a studenti fuori sede, o ad altri soggetti, per dare risposte abitative temporanee, l’edificio di via dell’Artigianato inizialmente destinato alla locazione per lavoratori in mobilità. L’edificio di tre piani, che offre 36 camere singole, spazi comuni per la cucina e soggiorno in ogni piano, lavanderia e 37 posti auto, sarà operativo nella seconda metà del 2007”. Lo ha dichiarato nel corso del Consiglio comunale l’assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti, rispondendo ad un’interrogazione con cui Fausto Cigni (Ds) chiedeva a che punto fosse la realizzazione dell’immobile, ricordando che la società a partecipazione comunale Partecipazioni Immobiliari S.p.a. aveva acquisito in diritto di superficie l’area in via dell’Artigianato per la costruzione dell’edificio in questione. Cigni, inoltre, chiedeva quali fossero le necessità alloggiative delle imprese locali a cui fare fronte con una struttura con posti letto come quella di via dell’Artigianato.
Francesca Maletti ha ripercorso brevemente l’iter che ha portato alla costruzione dell’edificio, ricordando che faceva parte di un progetto di 4 case destinate ai lavoratori in mobilità: “Nel 2001 – ha spiegato - in città ci fu un grande dibattito sulle esigenze abitative dei lavoratori in mobilità - italiani e stranieri - e sulle eventuali risposte messe in campo sul territorio modenese, con richieste molto precise da parte delle organizzazioni dei datori di lavoro e delle maggiori imprese pubbliche e private cittadine, oltre che dalle organizzazioni sindacali, che portò alla presentazione di un progetto per la costruzione di quattro case. Di queste, fino ad ora, se ne è concretizzata solo una, quella di via dell’Artigianato”. L’assessore ha anche sottolineato che nell’ottobre del 2006 il Comune di Modena e il presidente del Consiglio di Amministrazione della società costruttrice hanno contattato le organizzazioni economiche di categoria e le maggiori imprese modenesi per valutare con loro la modalità gestionale più consona per l’utilizzo della casa: “A questi incontri non hanno partecipato molti soggetti imprenditoriali – ha dichiarato la Maletti - ed i presenti hanno declinato la proposta di un loro coinvolgimento, spiegando che le imprese a loro affiliate non rilevano quella necessità come allora, altre dicendo che nel contempo hanno trovato altre risposte alloggiative con appartamenti in affitto”. Nel corso di successivi incontri con i sindacati confederali e con le Segreterie provinciali dei sindacati confederali, degli inquilini e dei pensionati, inoltre, è emerso che l’esigenza abitativa esiste ancora, limitatamente ad alcuni campi. Nessuna di queste organizzazioni, però, è interessata alla gestione anche parziale dell’edificio.
In ragione di questo, quindi, il Comune di Modena ha valutato l’ipotesi di dare l’edificio in gestione ad Arestud per dare risposte abitative a studenti fuori sede o ad altri soggetti per dare risposte abitative temporanee: “Si tratta di una decisione – ha concluso la Maletti - che tiene anche conto del fatto che il Comune di Modena non è in grado di gestire direttamente l’immobile, poiché non si possono utilizzare strumenti come le graduatorie per alloggi popolari e metodologie similari all’Agenzia Casa siccome non sono appartamenti, ma camere, per la cui gestione la normativa regionale prevede un portierato sociale o diverse licenze di affittacamere. L’interesse primario dell’Amministrazione è che l’edificio non rimanga inutilizzato”.
In fase di replica Cigni si è detto soddisfatto della risposta, ma ha criticato l’atteggiamento delle associazioni che “dicono che non c’è più questa esigenza abitativa. Da un lato gridano, dall’altro quando si delibera si defilano. Prendo atto del ruolo che hanno queste organizzazioni economico-sociali. Se dicono che non c’è più questa necessità, va bene, si dia questa struttura agli studenti o ad altre persone che non sono lavoratori in mobilità. Il tema però non è questo. Lascia l’amaro in bocca un’operazione che ha richiesto di mettere mani a soldi pubblici”.

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