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18/11/2011

I RISCHI DELL'OBESITA' INFANTILE PER LA SALUTE FISICA E PSICHICA

Al convegno di oggi a Modena la relazione di Andrea Vania, dell'Università La Sapienza di Roma, ha ribadito come il fenomeno incida in tutti gli aspetti della vita


“Globesità”, termine individuato dall’Organizzazione mondiale della Sanità per indicare come il fenomeno dell’obesità abbia ormai raggiunto una dimensione globale, e “diabesità”, altro neologismo che sottolinea la sempre più frequente e precoce unione dell’obesità con il diabete. Sono i due concetti con i quali il professor Andrea Vania dell’Università la Sapienza di Roma, presidente dell’European childhood obesity group, ha introdotto la sua relazione al convegno “Siamo ciò che mangiamo?”, che si è svolto oggi pomeriggio a Palazzo dei musei con la partecipazione di Simona Arletti e Adriana Querzè, assessori comunali all’Ambiente e all’Istruzione.
“Ma non è solo il diabete a preoccupare. Il bambino con obesità è a ‘rischio salute’ per tanti aspetti – ha sottolineato il docente - dalle dislipidemie all’ipertensione, dai disturbi respiratori e del sonno ai problemi ortopedici, e per le complicanze e la maggior necessità di cure. Ma anche, in termini conseguenti a quella perdita in salute, di economia, di lavoro e di produttività, per i giorni (e i soldi) spesi dai genitori nel tentativo di venire a capo del problema”.
“E, ancora, all’obesità sia del bambino che dell’adulto, si accompagna un disagio psicosociale. Noi pediatri – ha proseguito Vania – vediamo, anche per i bambini obesi, minori opportunità a scuola, e nello sport, e nella vita sociale. Insomma, non v’è dubbio che l’obesità esponga tutti a una perdita di salute nell’accezione più ampia, quella che ingloba tutti gli aspetti della vita, e non solo quelli medici”.
Il professore si è poi soffermato sull’importanza che sta avendo negli ultimi anni la collaborazione di associazioni e decisori istituzionali che stanno affiancando ricercatori e medici nel combattere le cause del diabete e nel promuovere stili di vita sani. I risultati, ha spiegato Vania, mostrano nei Paesi industrializzati, un rallentamento del trend di diffusione dell’obesità infantile che era costantemente e fortemente in crescita. “Ma rallentamento non vuol dire ancora inversione di tendenza – ha messo in guardia Vania - e se non possiamo che rallegrarcene, questo non può farci cantare vittoria. L’impressione è che i grandi sforzi congiunti che tutti stiamo facendo riescano appena a contenere il fiume in piena che unisce i vari fattori causali, ma anche che basta allentare di poco la pressione o ammorbidire la sorveglianza perché si abbia un’immediata ripresa della tendenza a salire”.
 

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