Il Consiglio comunale tematico di giovedì 24 novembre, convocato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, si è concluso con l’approvazione unanime di un ordine del giorno che impegna il Comune ad azioni di contrasto al fenomeno. La seduta è stata introdotta dalla presidente del Consiglio Caterina Liotti e, prima del dibattito, ha visto intervenire Benedetto Basile, prefetto di Modena, Marco Deriu, professore dell’Università degli studi di Parma e Maria Donata Panforti, professoressa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. A chiudere la seduta è stato il sindaco Giorgio Pighi e successivamente i consiglieri hanno inaugurato la mostra "Extreme women condition. Labirinto di dolore alla ricerca della luce" dell'artista e designer modenese Adele Angelone, allestita nella sala dei Passi perduti e introdotta dalla performance dell’artista Irene Guaragnini.
La presidente del Consiglio comunale Caterina Liotti ha presentato la mozione, che invita la Regione e il Governo “a sostenere i centri anti violenza, a sviluppare politiche culturali ed educative, a garantire l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro”. Il documento impegna inoltre la Giunta a informare la cittadinanza sui servizi e percorsi dedicati alle vittime e agli uomini violenti, e a mettere in campo attività educative e di prevenzione anche con risorse aggiuntive. “L’obiettivo è dire tutti assieme basta a questo fenomeno”, ha detto Liotti ricordando le vittime delle violenze e il protocollo locale siglato dalle istituzioni competenti e dalle associazioni attive nel settore e sottolineando come la crisi economica abbia accentuato i conflitti all’interno delle famiglie. “La violenza è la prima causa di morte in Europa per le donne dai 16 ai 44 anni e nel 2010 sono state 127 quelle assassinate. Spesso la violenza avviene all’interno di una relazione ed è violenza anche quella rivolta a prostitute, se aggredite”, ha affermato.
Così il prefetto Benedetto Basile: “Si stima che a livello europeo una donna su cinque abbia subito nella propria vita qualche forma di violenza. In molti casi, le mura domestiche sono luogo di violenza e aggressione verso le donne. L’uso di ‘mezzi di correzione’ da parte del marito su moglie e figli è stato abrogato solo con il nuovo diritto di famiglia, nel 1975, e l’omicidio per onore fino al 1981 prevedeva una pena quasi irrisoria”. Basile ha spiegato che il tavolo contro la violenza alle donne si è occupato di studiare il fenomeno dal punto di vista statistico, sociale ed etnico. “Si è creata una rete di presidio divisa per i diversi distretti sanitari. Stiamo studiando le dinamiche che favoriscono la violenza, presto attiveremo un numero verde per le persone che subiscono violenza e si lavora sulla formazione degli operatori di Polizia”. Il prefetto ha riportato, infine, qualche dato: da gennaio-ottobre 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010, sono aumentati di circa il 16% i reati di violenza sessuale, del 17% le lesioni dolose e dell’8% le ingiurie; c’è stata invece una forte flessione della prostituzione e della pornografia minorile (-65%).
“Si è parlato a lungo della violenza con riferimento soprattutto sulla vittima, una donna, non ponendo attenzione al fatto che l’aggressore è quasi sempre un maschio. Spesso si mette in evidenza l’origine nazionale, ma la violenza ha una forte base transculturale”, ha affermato Marco Deriu. “Ho condotto interviste a uomini violenti e maltrattanti, sia in carcere che fuori: molte di queste persone non mostrano specifiche caratteristiche. La violenza non è riconducibile a particolari categorie di uomini, ma è il risultato di dimensioni contraddittorie nella vita quotidiana”. Per il professore si può lavorare con la prevenzione e con la repressione, “ma anche accompagnando chi si rende conto di avere un problema. Il modello nuovo di relazione non è più patriarcale ma egualitario e gli uomini devono accettarlo e devono sapersi mettere in gioco”, ha concluso.
Donata Panforti ha osservato che gli abusi sessuali, le violenze domestiche o sul lavoro sono solo una punta dell’iceberg: “I comportamenti penalmente rilevanti che violano i diritti di donne e bambini sono molti di più: dalle mutilazioni genitali agli aborti selettivi alla pedofilia, non soltanto in paesi lontani”. Secondo la studiosa, spesso, alla base della violenza di coppia “ci sono cattive modalità di separazione. Nel nostro ordinamento, il dissidio e la divergenza di coppia si configurano come un conflitto da risolvere davanti al giudice e il procedimento in tribunale polarizza il contrasto. Si potrebbe invece pensare a ricorrere maggiormente a mediatori che aiutino le due parti a giungere a una soluzione più consensuale”, ha concluso Panforti sottolineando come in altri paesi ci siano modalità di divorzio differenti, con una diversa gestione anche del sistema degli alimenti e del mantenimento dei figli.
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