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20/10/2012

DISABILITÀ / 2 – AL LABORATORIO CICABÙM IL TEATRO FA CRESCERE

Il progetto di Comune e Anffas seguito dall’associazione Cantieri teatrali Cicabùm consente a disabili, educ-attori e volontari di sperimentare nuove forme di espressione

Potenzialità espressive, spontaneità, rispetto dei tempi, ma anche rigore, concentrazione e sfide a superarsi. Sono le parole d’ordine al laboratorio Cicabùm, frutto di un progetto di Comune di Modena e Anffas affidato all’associazione no profit di promozione sociale e culturale Cantieri teatrali Cicabùm, in cui giovani e adulti disabili, educ-attori e volontari sperimentano l’attività teatrale come mezzo per esprimersi e per fare un percorso di crescita personale.

Per lo spettacolo “Cecità”, che andrà in scena martedì 23 ottobre alle 21 al Teatro Michelangelo in via Giardini, il lavoro corporeo degli attori è stato rigoroso e volto a sperimentare il limite della vista, con esercizi a occhi chiusi in grado di far scoprire nuove potenzialità del comunicare, per poi ritrovare la stessa corporeità, sensazione, postura, e lo stesso modo di muoversi nello spazio a occhi aperti.

Il testo del premio Nobel per la letteratura José Saramago viene affrontato volutamente in modo leggero e ironico e diventa un pretesto per lavorare su aspetti biografici degli attori, che mostrano il proprio immaginario e il proprio modo di vedere il mondo, seppur a occhi chiusi.

La metodologia adottata è quella del coinvolgimento dei singoli partecipanti, con una ricerca personale e individualizzata sulle potenzialità espressive, sull’individuazione delle capacità e attitudini sceniche in un ambiente in cui il giudizio è sospeso e si crea un clima di fiducia che incoraggia e valorizza l’autonomia propositiva. Fondamentale è il rispetto dei tempi e della volontà altrui; è quindi possibile rifiutarsi, ritrarsi e scegliere i modi di partecipare e mettersi in gioco. E solitamente è proprio questo approccio che permette tempi anche brevi di attivazione dei singoli. Si alternano continuamente il fare e la ricerca di significati con l’obiettivo di rinforzare le qualità espressive individuate: ciò che ciascuno propone di sé viene osservato, scomposto, arricchito di senso anche grazie al lavoro dei diversi sguardi degli altri partecipanti. Il percorso, quindi, non solo è condiviso, ma è co-costruito, sempre aperto e mai dato per scontato. Il lavoro attoriale è però allo stesso tempo rigoroso; se sono presenti difficoltà psicofisiche non vengono forzate, ma l’impegno e la concentrazione sono richieste a tutti, anche con l’obiettivo di lanciare sfide a superarsi. Per le persone coinvolte, il teatro è al tempo stesso possibilità di conoscersi e di essere riconosciuto all’interno del gruppo, di esprimersi in uno spazio protetto dentro il quale sperimentare aspetti non abituali di sé. Tale metodologia, praticata nella continuità, ha permesso a diversi componenti del gruppo di costruire un proprio percorso di crescita altamente visibile e riconoscibile a livello scenico.

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