Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Tu sei qui: Home / Archivio Stampa / Archivio Comunicati Stampa / 2018 / Giugno / SETA, IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Archivio Stampa

Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

22/06/2018

SETA, IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Gli interventi dei consiglieri seguiti alle interrogazioni, agli ordini del giorno e alla presentazione della delibera per il rinnovo del patto tra i soci modenesi

Sono stati numerosi gli interventi dei consiglieri comunali su Seta seguiti alle interrogazioni, alle quali hanno risposto l’assessora alla Mobilità Alessandra Filippi e l’assessore ai Lavori pubblici Giulio Guerzoni, e alla presentazione degli ordini del giorno e della delibera per il rinnovo del patto tra i soci modenesi.

Aprendo il dibattito, Elisabetta Scardozzi, M5s, ha espresso l’auspicio che “la scelta dei vertici venga fatta per competenza e non per valutazione politica. Come può un’azienda chiudere in attivo e con premi di produttività ai dirigenti – ha proseguito – quando ci sono ogni giorno problemi, autobus in fiamme, corse che saltano? L’Amministrazione non agevola in nessun modo il servizio pubblico attraverso corsie preferenziali, manutenzione delle strade, orario più ampio. Il Tpl a Modena è per chi non ha alternative: studenti e chi non ha altri mezzi. Chiediamo una revisione di linee e orari, anche per i lavoratori”. Replicando sull’interrogazione relativa agli incendi e problematiche ai mezzi Seta, infine la consigliera ha precisato che “essere nella media delle altre città non è incoraggiante né mette tranquillità e sicurezza sia dal punto di vista degli operatori che degli utenti, quindi in parte la risposta non è soddisfacente”. Aprendo il suo intervento Mario Bussetti ha sottolineato che l’ambito del trasporto locale “è pubblico” affermando che “sicuramente il Tpl sarà un banco di prova per il nuovo governo, ma lo sarà anche per la Regione rimodulare le attribuzioni non proporzionate sulle varie province”. Il consigliere ha ribadito che la fusione con Parma e Reggio Emilia è stata “più negativa che positiva, e chi l’ha voluta dovrebbe farsi delle domande. La scelta di Bulgarelli non è stata molto felice, e se sui conti siamo a posto – ha proseguito – sulla questione del personale, le cui rimostranze non credo siano tutte invenzioni, e della sicurezza dei mezzi sicuramente no: non mi tranquillizza sapere che il numero di incendi rientra nella media, non è normale che succedano ed è quindi inevitabile auspicare che questa volta i criteri di scelta della governance siano diversi”.

Giuseppe Pellacani, Energie per l’Italia, ha ricordato che fin dal 2015, all’epoca della fusione, il centro destra aveva evidenziato i dissidi tra i soci, “lamentando che Atcm, che era in attivo, si fosse fusa con la società reggiana che era in passivo”, e previsto che la nomina di Bulgarelli, “che risolveva un problema politico, avrebbe affossato la gestione, come poi è accaduto. Auspichiamo quindi – ha proseguito – che la prossima nomina cada su un soggetto competente e che le cose cambino”. Per il consigliere sarebbe anche il momento di riflettere “sull’opportunità di mantenere il servizio in mani pubbliche quando forse andare verso una gestione privata renderebbe il servizio più efficiente oltre a essere una potenziale fonte di introiti utili a finanziare gli investimenti”.    

Per Antonio Montanini, CambiaModena, è necessario distinguere le politiche del trasporto pubblico dalla sua gestione: “Entrare nel merito di straordinari e infortuni non è competenza di un organo politico come è il Consiglio comunale. Il nostro compito – ha proseguito – è definire il modello di trasporto pubblico che consideriamo più adatto alla nostra città e al quale vogliamo che il gestore si attenga”. Per il consigliere la società che eroga il servizio “non deve necessariamente essere pubblica: all’ente pubblico spetta definire i canoni e la qualità del servizio ed erogare le risorse per far sì che i cittadini possano usufruire del trasporto pubblico, che è un loro diritto. Ma fondi pubblici possono garantire un servizio pubblico gestito da privati. Pensare bene le politiche del trasporto pubblico e organizzare una buona gara sono la chiave, non possedere la società dei trasporti”.

La questione centrale secondo Paolo Trande, Art.1-Mdp-Per me Modena, è che il trasporto pubblico richiede risorse economiche “che questo Paese ha smesso di mettere: Berlusconi ha tagliato del 75 per cento i pochi soldi che c’erano; poi il fondo è stato reintegrato ma in modo inadeguato e il risultato è che gli enti locali non hanno risorse da investire. In questo quadro – ha aggiunto – Modena è stata ulteriormente penalizzata dalla ripartizione regionale”. Trande ha poi sottolineato che la gestione dei rapporti aziendali e sindacali di Seta “è stata deficitaria e non all’altezza di un ruolo strategico che deve passare anche attraverso il coinvolgimento dei lavoratori”, confidando che “con il prossimo cambio di governance siano scelte le persone più indicate, anche nella gestione positiva della relazione con i dipendenti, e con attenzione all’omogeneità tra le province che compongono Seta”.

Per Adolfo Morandi, FI, è “ridicolo e incomprensibile continuare ancora oggi a incolpare Berlusconi, sono passati sette anni e il centro sinistra non ha ripristinato quei fondi: e non l’ha fatto perché probabilmente soldi non ce n’erano più neanche per loro”. Morandi ha poi sottolineato che il presidente della Regione, “pur essendo modenese, se ne fa un baffo delle richieste di risorse che arrivano da Modena”. Per il consigliere il trasporto pubblico a Modena non funziona perché “ci può volere anche un’ora per spostarsi da un punto all’altro della città e quindi si preferisce usare l’auto. Rendere rapidi i trasporti quotidiani è l’unico modo per far sì che i cittadini lo utilizzino”. Per il consigliere i problemi con i mezzi e con il personale sono dovuti “a una pessima manutenzione per i primi e a una pessima gestione per i secondi: le dimissioni di Bulgarelli non risolverebbero di certo la questione ma sarebbero un segnale che bisogna fare qualcosa per migliorare la gestione dell’azienda”. Replicando sull’interrogazione relativa ai bagni ai capilinea per il personale Seta, Andrea Galli ha sottolineato che “il principio di continuità amministrativa questa Amministrazione se lo ricorda o no a seconda della convenienza. Lo stesso sindaco più volte ha precisato che certe scelte sono state fatte dalla Giunta precedente. Qui il problema – ha proseguito – è che i bagni non sono stati fatti e sono in numero sufficiente: era stato promesso che a luglio dello scorso anno sarebbero stati fatti, quando è passato un anno. Sono insoddisfatto della risposta in quanto si tratta dell’ennesima mancanza dell’Amministrazione nei confronti delle centinaia dei lavoratori di Seta, che sono stati presi in giro una volta in più”.

Luigia Santoro, Lega nord, ha sottolineato che “i gravi problemi del trasporto pubblico locale e le notizie allarmanti sui bus sono una realtà e non una falsa percezione. Si è aumentato in modo spropositato il costo dei biglietti, chiedendo sacrifici ai cittadini con la giustificazione degli investimenti sui nuovi mezzi, ma il parco di Seta rimane obsoleto e, se prima della fusione il sistema di Modena era sostenibile, dopo ci siamo assunti i debiti degli altri e abbiamo ridotto i servizi. È vero – ha concluso la consigliera – che la scelta del governo di Seta spetta al sindaco, ma proprio per questo il sindaco deve assumersi le sue responsabilità”.  

Per Diego Lenzini, Pd, è “surreale che a denunciare la gravità della situazione del tpl siano i consiglieri dello stesso centro destra che ha ridotto del 90 per cento il fondo per la sostituzione dei mezzi pubblici. Il centro sinistra, nonostante la crisi, ha raddoppiato quello che era rimasto di quel fondo: certamente non è sufficiente ma non possiamo accettare prediche”. “Sbagliata” per il consigliere la politica di distribuzione dei fondi applicata dalla Regione, ma “stiamo chiedendo al presidente una presa di posizione forte. Allo stesso modo chiediamo al governo attuale di fare qualcosa: nel contratto di governo non c’è un euro né per la sostituzione dei mezzi né per aumentare i chilometri percorsi”. Infine, Lenzini ha affermato che “è il momento di avere una visione del tpl che vogliamo per Modena e fare delle scelte da inserire nel Pums”. La consigliera del Pd Grazia Baracchi ha evidenziato come dai dati riportati si possano rilevare “alcune cose positive: l’acquisto di nuovi mezzi, che dà respiro al problema della vetustà della flotta. Questo però non è sufficiente. Quando sono state introdotte le nuove tariffe dei biglietti, come Pd abbiamo insistito affinché si investisse sugli abbonamenti e si favorisse l’utilizzo del trasporto pubblico soprattutto da parte dei ragazzi più giovani, delle scuole medie, e dell’università e su questi si è registrato un aumento. Sono azioni positive su cui continuiamo a insistere anche per coinvolgere gli studenti delle superiori. Ma tutto questo – ha precisato – non può prescindere dall’investimento sui mezzi e sul viaggiare in sicurezza per loro, per tutti gli utilizzatori e per gli autisti”.

Intervenendo in conclusione del dibattito, l’assessore ai Lavori pubblici Giulio Guerzoni ha contestato l’idea che “l’azienda non sia adeguata allo standard modenese: se c’è un dibattito è perché tutti vogliono dare il loro contributo per avere un trasporto pubblico locale di livello elevato e questo è il punto da cui partire per fare un passo in avanti con l’obiettivo di fornire ai cittadini un servizio migliore. Ragionare sui problemi del nostro bacino ci serve per mirare all’eccellenza, se ci limitiamo a dire che è tutto sbagliato, torniamo indietro invece di andare avanti. E investimenti in opere pubbliche – ha aggiunto – si fanno pensando a un trasporto pubblico complementare alle strategie dell’ambiente, della mobilità sostenibile, dell’area vasta”.

Azioni sul documento