Erano 1.987 a Modena nel 2018 quelle con regolare contratto registrato all’Inps, secondo le rilevazioni della Regione, ma tutti gli Osservatori concordano sul fatto che, siano almeno altrettante quelle impiegate in nero. Quello dell’emersione del lavoro irregolare è, non l’unica, ma sicuramente una delle criticità più rilevanti che riguardano il mondo delle assistenti familiari. Altri aspetti problematici sono quello della qualificazione della professione, dell’intermediazione tra domanda e offerta e, soprattutto, dell’integrazione all’interno della rete dei servizi.
Tutti temi che saranno al centro del convegno “Badanti a Modena: problemi e prospettive” promosso dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Modena, in programma lunedì 13 dicembre, dalle 9.30 alle 12.30 nella Sala Oratorio di Palazzo dei Musei, in largo Porta Sant'Agostino 337 e in diretta streaming. All’iniziativa è possibile partecipare in presenza (con obbligo di green pass e utilizzo della mascherina) fino ad esaurimento posti scrivendo per email (assessorato.politichesociali@comune.modena.it) oppure da remoto collegandosi alla diretta (https://vimeo.com/event/1578672).
Ad aprire i lavori saranno l’assessora alle Politiche Sociali Roberta Pinelli e il direttore del Distretto Ausl di Modena Andrea Spanò. Interverranno poi il presidente dell’Associazione per la Ricerca Sociale ARS di Milano Sergio Pasquinelli sul tema “Badanti dopo la pandemia” e Stefania Tullo dell’area Servizi alla Persona di Umana spa su “Intermediazione famiglie/assistenti familiari”. Emanuela Loretone della Segreteria nazionale Filcams Cgil farà il punto su “Il contratto di lavoro”, mentre a spiegare “Il servizio Amodo del Comune di Modena” sarà Chiara Cheroni di Aliante, la cooperativa sociale che lo gestisce. L’assistente familiare Claudia Gregorita porterà una testimonianza diretta con “Vi racconto la mia vita da badante” e la psicologa Simona Moscardini illustrerà più in generale “Le problematiche psicologiche delle assistenti familiari”.
“Nel momento in cui il numero degli anziani in regione è in aumento e si stima passerà dall’attuale 22% al 34% del 2050 – afferma l’assessora alle Politiche sociali Pinelli – e mentre stiamo iniziando a interrogarci su quale assistenza domiciliare sia immaginabile ed economicamente sostenibile per mantenere gli anziani il più a lungo possibile al proprio domicilio, non si può ignorare il ruolo che le cosiddette ‘badanti’ rivestono nel nostro sistema di welfare. Soprattutto non si può rispondere alla crescente domanda di servizi domiciliari, senza affrontare anche la questione di un sistema di assistenti familiari che oggi è organizzato prevalentemente sul mercato privato”.
Con il servizio Amodo il Comune è intervenuto per introdurre trasparenza e qualità proponendosi anche nel ruolo di facilitatore della domanda e dell’offerta, ma si tratta di un mercato non facilmente programmabile, legato alle preferenze delle famiglie, alla variabilità della domanda e alla negoziazione privata spesso informale.
“Occorre uno sforzo collettivo – continua l’assessora Pinelli – per ripensare la figura dell’assistente familiare integrandola maggiormente nella rete dei servizi, promuovendone la formazione, la tutela e la qualificazione sotto innumerevoli punti di vista; basti pensare che le sono delegati compiti quale la cura, l’alimentazione e la somministrazione dei farmaci. Dall’altra parte, è necessario tutelarne i diritti e che quanto previsto dal contratto di lavoro delle assistenti familiari, sia noto a chi assume, andando anche a verificare se nella nostra realtà esistano problemi di sfruttamento. Senza ignorare, infine, le problematiche psicologiche che si trovano ad affrontare le assistenti familiari, solitamente straniere (il grosso dell’assistenza e cura domiciliare si regge oggi su forza lavoro immigrata) e lontano dal proprio contesto familiare, spesso conviventi con le persone che accudiscono. Problemi che per altro con l’emergenza Covid-19 e le forti limitazioni agli spostamenti si sono accentuati”.
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