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17/12/2021

TIRELLI / 5 – “È BASTATO FARLI RIDERE RIDENDO DI LORO”

L’opera e la biografia dell’artista modenese, dai giornali satirici ai “Protagonisti” con l’amico Formiggini, dal lavoro a Bologna all’ultimo atto delle terrecotte

Nato a Modena nel 1871, Umberto Tirelli assorbe fin dagli anni giovanili il clima più allegro della vita cittadina stringendo rapporti con artisti, letterati e poeti dialettali. Giovanissimo, collabora con il giornale satirico “Il Marchese Colombi” e, alla fine dell’Ottocento, è membro dell’Accademia del Fiasco, “geniale accolta di persone che avevano fatto qualche fiasco nel corteggiare l’arte”, di cui fanno parte anche l’amico di una vita Angelo Fortunato Formiggini, Aldo Maglietta e il poeta dialettale Giuseppe Messori, alias “Belocheld”. Nel 1900, Tirelli fonda “Il Duca Borso”, caustico commentatore della vita cittadina modenese, e ripropone lo spirito del giornale anche negli spettacoli “Il sogno di un dopopranzo d’autunno” (1905) e “Circum circa” (1907).

 

I primi anni bolognesi, tra teatro, riviste e guerra

Trasferitosi a Bologna, Tirelli collabora con Alfredo Testoni nello spettacolo “All’ombra delle torri” del 1910, disegnando i costumi e le maschere indossate dagli attori, e nello stesso anno fonda “Il Fittone”. Negli anni successivi la sua opera si cala all’interno di una crescente battaglia politica a partire dalla rivista “Il Punto”, con cui inizia a elaborare la particolare iconografia dei potenti che da lì a poco conquisterà un consenso nazionale e internazionale con l’impresa editoriale “I Protagonisti”, cartella contenente 12 caricature di sovrani e capi di Stato in guerra edita nel 1917 da Formiggini. Nel 1920 progetta e realizza il “Teatro nazionale delle teste di legno” che, nonostante il grande impegno finanziario e gestionale, ha vita breve e circoscritta con rappresentazioni che, iniziate nel 1922, si concludono nel 1924.

Dalla seconda metà degli anni Venti, l’attività artistica di Tirelli subisce un cambiamento: alla satira politica subentrano temi più innocui, in modo da non attirare sospetti da parte del regime. Il suo sguardo si rivolge, quindi, alla Bologna borghese, attraverso l’immagine di cittadini, intellettuali, artisti e professionisti ripresi negli ambienti che la caratterizzano e di cui lo stesso Tirelli fa parte.

 

Il cinema

Dal 1934 Tirelli cura una rubrica fissa sul Resto del Carlino intitolata “Ombre e luci dello schermo” nella quale dà spazio al suo interesse per il cinema attraverso le caricature dei divi hollywoodiani come Greta Garbo e Marlene Dietrich, Clark Gable, Joan Crawford, Charlie Chaplin e Buster Keaton. La grande disponibilità di fotografie provenienti dalle agenzie internazionali rappresenta per Tirelli uno sconfinato repertorio di ritratti che lui trasforma in maschere mai troppo degradate, però, per non spegnere il sogno incarnato dalla settima arte nell’Italia che si immergeva sempre più nel Fascismo.

 

La Seconda guerra mondiale

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Tirelli torna alla satira politica all’interno del “Carlino della sera”, sempre a Bologna. Al 1941 appartengono una quarantina di caricature in cui a essere presi di mira sono Stalin, Churchill e Roosevelt, rappresentati secondo la populistica demagogia di regime. Il popolo, invece, non viene mai toccato dalle sue caricature.

 

Ultimo atto

Con la fine del conflitto e la ricostruzione, Tirelli torna alla caricatura, realizzando una serie di statuette in terracotta policroma che espone con successo alla Quadriennale di Roma del 1951. Caratterizzate da uno spiccato dinamismo, le terrecotte ritraggono personalità del passato e del presente, dai più noti musicisti classici a Guglielmo Marconi, da De Gasperi e Togliatti a Totò. Molto espressivo è, infine, l’autoritratto di cui una versione in bronzo è posta sulla sua tomba nel cimitero di San Cataldo, in cui Tirelli si immortala “a imperitura memoria” con il suo motto di sempre: “Quanto più brutto, tanto più bello”. Umberto Tirelli muore a Bologna nel 1954.

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